Il caro energia rischia di fermare i trasporti, l’industria e l’economia delle Dolomiti e dei territori montani. È l’allarme lanciato da Confindustria Belluno Dolomiti alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Nicosia, chiamato ad affrontare con urgenza il nodo dei costi energetici.
Secondo la presidente Lorraine Berton, l’Europa si trova di fronte a uno shock di sistema che colpisce in modo particolarmente duro le aree periferiche e montane, dove i costi dell’energia e della logistica hanno un peso strutturalmente più elevato rispetto alle zone di pianura. Il rischio, avverte Confindustria, è quello di un blocco del settore dei trasporti, con ripercussioni immediate su tutta la filiera economica, dalla manifattura fino ai territori dolomitici. In vista dei prossimi impegni europei, l’associazione degli industriali chiede quindi misure straordinarie: una deroga al patto di stabilità e al vincolo del 3% sul deficit, per garantire liquidità immediata a imprese e famiglie, e la sospensione del meccanismo ETS, considerato penalizzante sul fronte dei costi energetici. «Non è il momento di restare immobili», è il messaggio che arriva dal sistema produttivo bellunese.
Autotrasporto sotto pressione, rischio fermo dei mezzi
Particolarmente critica la situazione dell’autotrasporto, settore strategico soprattutto nei territori montani, dove la gomma rappresenta spesso l’unica modalità di collegamento. Secondo Christian Da Canal, presidente della sezione Trasporti di Confindustria Belluno Dolomiti, le spese energetiche incidono oggi per il 30-35% dei costi complessivi di un’azienda, con un peso ancora maggiore nelle aree dolomitiche, caratterizzate da distanze maggiori e da una logistica più complessa. Il semplice taglio delle accise, viene sottolineato, non è sufficiente e in alcuni casi ha finito per penalizzare il trasporto professionale. Senza misure compensative più incisive, il fermo dei mezzi annunciato per la fine di maggio da diverse sigle rischia di non essere una scelta, ma una conseguenza obbligata. Da Canal richiama inoltre la necessità di applicare pienamente la cosiddetta fuel surcharge, la clausola di adeguamento automatico delle tariffe al costo del carburante, già prevista dalla normativa ma ancora poco diffusa, soprattutto nelle realtà più piccole e fragili.
Un sistema fragile, esposto ai rincari
A rendere il quadro ancora più delicato è la struttura stessa della logistica italiana: secondo i dati Istat, oltre il 92% delle merci viaggia su strada, contro il 7,9% su ferrovia. Un dato che espone in modo diretto territori come le Dolomiti ai rincari del gasolio, ormai stabilmente sopra i due euro al litro. Difficoltà analoghe interessano anche il trasporto passeggeri, con aumenti che superano il 20%. «Gli effetti del caro energia si stanno già estendendo a tutta la filiera, con l’aumento dei costi di produzione e dei prezzi finali», rimarca ancora Berton. «È una spirale velocissima che va interrotta: in ballo ci sono la competitività della nostra economia e la tenuta di tante famiglie, in particolare nei territori montani. Stavolta non ci sono alibi per non intervenire».





