Le stalle da latte sono in ginocchio: quasi un allevamento su dieci, infatti, è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività anche per effetto dell’aumento medio del 56% dei costi di produzione, che non vengono coperti dai ricavi. La situazione interessa direttamente il Veneto (e la provincia di Belluno) dove, con 10 milioni di quintali di latte si produce un patrimonio caseario di eccellenza per un valore della filiera pari a 500 milioni di euro.
«Con lo tsunami determinato dall’effetto congiunto dell’aumento dei costi energetici e dei mangimi, il settore dei bovini da latte – sottolinea la Coldiretti – si confronta con pesanti criticità secondo il Crea. Un rischio per l’economia, l’occupazione e l’ambiente ma anche per l’approvvigionamento alimentare del Paese in un settore in cui l’Italia. è dipendente dall’estero per il 16% del proprio fabbisogno». A rischio c’è un intero sistema: «La stabilità della rete zootecnica italiana ha un’importanza che non riguarda solo l’economia nazionale ma ha una rilevanza sociale e ambientale perché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate».





