Una settimana di pioggia e vento, quella che sta caratterizzando l’avvicinamento alla Pasqua. E sulle Dolomiti resta elevato il rischio valanghe. Lo segnala Arpa nel periodico bollettino. «Durante la settimana – si legge nel documento – al di sotto dei 2200/2600 m, il manto nevoso ha subito un significativo riscaldamento e appesantimento causato da pioggia, a tratti forte, alternata a nuovi apporti di neve fresca che localmente in alta quota sono stati anche abbondanti».
L’agenzia regionale riporta che nelle ultime 24 sono caduti 35cm di neve fresca a 2600m: «Ma localmente, a causa dei rovesci temporaleschi, i quantitativi sono stati probabilmente superiori. I venti in alta quota sono stati forti provenienti dai quadranti meridionali e, oltre i 2300/2600 m, hanno rimaneggiato la neve fresca formando diffusi depositi da vento». Risultato? «Il pericolo di valanghe è in diminuzione e da ieri pomeriggio sulle Dolomiti, oltre il limite del bosco, è marcato (grado 3) mentre sulle Prealpi, oltre i 1700 m, è moderato (grado 2) Nei prossimi giorni, in montagna al mattino ci sarà il sole mentre al pomeriggio qualche nuvola con due gocce. La giornata più soleggiata sembra essere domenica di Pasqua. Temperature in aumento con zero termico alle ore 12 che domani (20 aprile) salirà a 2700 m. I venti in quota saranno temporaneamente forti da sud-ovest nelle prime ore di domenica e di lunedì. La neve caduta in questi giorni sarà in progressivo assestamento ma il pericolo di valanghe anche per i prossimi giorni continuerà a rimanere marcato (grado 3) sulle Dolomiti oltre il limite del bosco e moderato (grado 2) sulle Prealpi oltre i 1700 m».
Massima attenzione, quindi. Perché, conclude Arpav, «L’instabilità del manto nevoso è causata dal generale riscaldamento subito nei giorni scorsi specie sotto i 2600 m, dalla presenza di strati deboli interni nei siti rimasti in ombra durante l’inverno e dalla presenza di depositi da vento in alta quota. In quota, i distacchi provocati potranno avvenire anche con debole sovraccarico e localmente interessare anche gli strati più profondi».





