Nessuna sospensione, nessun vizio riconosciuto, nessuna criticità accolta. Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l’appello dei residenti Ernesto e Andrea Curtolo contro la nuova cabinovia Apollonio–Socrepes, confermando la sentenza del Tar Lazio e chiudendo – sul fronte amministrativo – il primo dei ricorsi legati all’opera.
Padre e figlio avevano contestato l’esproprio del terreno e la demolizione della loro abitazione, chiedendo l’annullamento della valutazione di compatibilità ambientale e del progetto di fattibilità tecnica ed economica. Ma i giudici hanno rigettato uno a uno i quattordici motivi di appello, a partire dal tema più delicato: il dissesto idrogeologico.
Il «rilevante smottamento» avvenuto a fine agosto 2025, documentato da immagini che avevano fatto il giro dei media, non è stato ritenuto elemento sufficiente a dimostrare un errore tecnico dell’amministrazione. La perizia dei residenti collegava il franamento agli sbancamenti «malaccorti» in un’area di frana, ma il Consiglio di Stato ha richiamato le spiegazioni già fornite dagli enti coinvolti: per il commissario straordinario Fabio Massimo Saldini si trattò di un «mero scivolamento superficiale», gestito con interventi mirati, e potenzialmente legato a cantieri privati non autorizzati dalla struttura commissariale.
Respinta anche la doglianza sulla presunta mancata valutazione delle osservazioni presentate al Comune. La sentenza sottolinea che, nell’ambito della Via, erano state esaminate localizzazioni alternative dell’impianto e che la procedura di impatto ambientale non si limita a un giudizio tecnico: accanto alle valutazioni paesaggistiche, devono essere considerate anche le implicazioni sociali, economiche e produttive dell’opera.
Un altro punto contestato riguardava l’urgenza. Secondo i residenti, l’amministrazione avrebbe dovuto sospendere l’iter per coordinare il progetto con la verifica dell’interesse culturale dell’ex cabina Enel, poi demolita. Per i giudici, invece, un rinvio avrebbe compromesso l’obiettivo di rispettare i tempi contingentati imposti dall’imminente appuntamento olimpico. Ironia della sorte: l’impianto non è stato completato per i Giochi e l’apertura al pubblico è ora prevista per la prossima stagione invernale.





