In un contesto di cambiamenti climatici sempre più evidenti, l’apicoltura si trova ad affrontare nuove sfide. E l’apicoltore, figura chiave di questo delicato ecosistema, deve saper ascoltare e rispondere ai segnali della natura.
Quest’anno la primavera, il momento di avvio per le colonie degli operosi insetti, si è rivelata un banco di prova impegnativo: l’inverno mite e la scarsità di precipitazioni, infatti, hanno messo sotto pressione le riserve delle piante, influenzando così le prime fioriture. «Abbiamo perso il 50% della produzione primaverile» racconta Claudio Mioranza, de “La piccola arnia”. Nonostante le avversità, le api però hanno dimostrato resilienza. Ben curate, hanno sfidato il freddo iniziale, riuscendo comunque a produrre con la quantità di polline disponibile: «Le famiglie erano popolose, ma anche affamate. Abbiamo dovuto sostenerle con delle nutrizioni d’emergenza a base di sciroppo. Ho comunque spostato gli alveari sulle mie solite zone dedicate al nomadismo per fare le varie fioriture. Non ho raccolto molto, ma le api almeno hanno trovato cibo per loro».
Nonostante una produzione primaverile dimezzata, la stagione estiva ha rappresentato una svolta.
Le giornate di pioggia infatti, finalmente arrivate a maggio, hanno permesso alle famiglie di api di mantenersi. È stato però dalla metà di giugno che la produzione ha finalmente preso una piega positiva, con temperature miti, giorni stabili e tepore che hanno scatenato un’esplosione di fiori. Così, sono stati ottenuti pregiati mieli di millefiori e castagno, mentre nelle montagne devastate da Vaia e dal maltempo, una nuova realtà si affaccia con fioriture del sottobosco, offrendo alle api abbondante bottino di nettare.
«Posso dirmi comunque soddisfatto – commenta Claudio – metà della stagione l’abbiamo salvata. Le api stanno bene. Abbiamo partecipato alla festa del miele di Limana con il nostro stand de La piccola arnia, dove c’è stato un buon afflusso e soprattutto la ricerca del nostro prodotto». La partecipazione alla festa di Limana, dedicata al miele e ai prodotti agricoli, molto frequentata dai bellunesi ma anche da gente fuori provincia, è stata l’occasione perfetta per ripagare gli sforzi di questa stagione e ha confermato l’interesse crescente per i prodotti di qualità.
Qualità che nel caso di Claudio è legata alla ricerca del gusto. Sette sono le varietà prodotte quest’anno, ognuna con un carattere unico: «Il miele di acacia, fatto sul Montello in primavera e quindi dato il periodo purtroppo in poca quantità, dal gusto dolce confettato – spiega Claudio – Quest’estate invece abbiamo avuto il castagno della zona di Alano, dal caratteristico profumo tannico e gusto amaro». La novità riguarda «il millefiori Colderù, delicato multiflora fresco con tiglio, il millefiori Quero Vas, fatto sulla sponda del Piave, aromatico dal finale di castagno amaro ma morbido, il millefiori Cesiomaggiore, misto tiglio, melata e multiflora, dal gusto dolce e fruttato, la melata di bosco, fatta in zona Sospirolo, dal caratteristico gusto caramello, e infine il millefiori di montagna, con lampone e rododendro, elegante sinfonia di sapori».
Una ricerca di qualità premiata: proprio il millefiori di montagna de La piccola arnia, prodotto a 1200 metri di quota, ha infatti ottenuto una Goccia d’Oro al concorso “Tre Gocce d’Oro – Grandi Mieli d’Italia” di Castel San Pietro Terme (Bologna). Un’ulteriore soddisfazione e riconoscimento per il lavoro fatto.





