Quante vite può vivere una persona? C’è chi si innamora della musica, e diventa un musicista internazionale; chi dedica la sua vita agli altri, impegnandosi per i più deboli; c’è chi sente fortissimo il legame con il suo territorio e fa di tutto per portarne alto il nome ovunque vada; c’è chi vive momenti difficili, personali e familiari, e ne esce più forte di prima. E poi c’è Giorgio Fornasier, che in 76 anni queste vite le ha vissute tutte insieme; a lui è andato il Premio San Martino 2023 del Comune di Belluno.
Praticamente impossibile riassumere la vita di Fornasier; anzi, si può tradurre tutto in una sola parola: musica. Nato in Piazzetta Santo Stefano a Belluno, nella chiesa si innamora della musica; si parte dall’organo, poi arrivano la chitarra, il pianoforte e il canto da tenore. Nel frattempo arriva l’amore, l’incidente sul lavoro che gli porta via quattro dita della mano («È la destra? Per fortuna! Così puoi continuare a suonare la chitarra», gli dice in ospedale l’amico di una vita Gianni Secco, che per decenni ha dato vita a quel duo musicale, folkloristico, storico che sono stati “I Belumat”), i figli e la scoperta di una malattia rara chiamata Sindrome di Prader Willi di cui è affetto il secondo ragazzo.
Ma le difficoltà non fermano Fornasier: fa parte dell’Associazione Genitori di Soggetti con Sindrome di Prader Willi, di cui è presidente a livello mondiale (IPWSO) tra il 1998 e il 2004; è protagonista di centinaia di concerti, da Ginevra – al Palazzo delle Nazioni Unite nel 2005 – a Londra, quando nel 2009 sale sul palco per un’esibizione organizzata dall’IPWSO assieme al chitarrista e fondatore dei Dire Straits Mark Knopfler. Nel 2005, in Paraguay organizza un concerto che vede agli strumenti 500 bambini sconosciuti alle autorità; da là inizia un percorso che porta lo Stato paraguaiano a sostenere le ostetriche nella registrazione dei bambini nati nelle periferie e nelle campagne, portando “alla luce” oltre 100mila bambini.
Nel 2017 l’esibizione a San Pietro, davanti a Papa Francesco: prima con l’ensemble “Domenico Zipoli”, poi – «Mi hanno chiamato quattro giorni prima del concerto, dicendomi che il Pontefice aveva espressamente richiesto questa canzone che non conoscevo», ricorda Fornasier – con solo chitarra e voce nella canzone tradizionale messicana “La Guadalupana”.
Nonostante tutte queste esperienze, l’emozione di Fornasier nel ricevere il premio è stata grande.
Tutto l’intervento di Fornasier ha avuto sempre come “sottofondo” Belluno: terra di origine, casa e luogo da cui partire per poi tornare carichi di nuove esperienze. A chiudere, l’appello ai giovani a viaggiare per poi rientrare, e una domanda, citando un vecchio proverbio: ma «Belun elo proprio de nesun?».
A consegnare medaglia e pergamena nelle mani di Fornasier, il sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin.
Fornasier si è ritirato dalla scene dopo il concerto davanti al Papa – «Bisogna lasciare quando si è in alto, non quando ormai si è vecchi» -, ma nel sangue la musica scorre ancora.
Qui sotto trovate alcune delle canzoni suonate dal vivo in occasione della cerimonia di consegna del premio: “Dedicata a te”, per la moglie Maurizia; “Il destino”, scritta dopo l’incidente alla mano; “Ich Auch”, cantata sul palco di Londra ed entrata nella colonna sonora del film “The life you’re given” (nei titoli di coda, appare la dicitura “scritta ed interpretata da Giorgio Fornasier, padre orgoglioso di un figlio con la Sindrome di Prader Willi”).





