Aveva utilizzato Facebook per criticare l’abbigliamento di un giornalista Rai, durante le conferenze stampa del presidente Luca Zaia, in pieno lockdown. Ma il giornalista in questione ha poi deciso di passare alle vie legali. E il giudice di Belluno gli ha dato ragione, condannando un imprenditore del settore turistico.
«Vista la documentazione – spiegano dal Sindacato giornalisti Veneto – il giudice di Belluno, nei giorni scorsi, ha deciso per il decreto penale di condanna. Poi, dopo la lettera di scuse e il risarcimento, il giornalista, assistito dalla legale del Sindacato, l’avv. Maria Luisa Miazzi, ha deciso di ritirare la querela. Si tratta del collega Massimo Zennaro della Tgr Rai del Veneto, vice segretario regionale Sgv. Era finito nel mirino di Gherardo Manaigo titolare dell’Hotel de la Poste di Cortina per il fatto di aver indossato per alcuni giorni la stessa giacca, ovvero quella fornita dalla sua azienda, la divisa della Rai».
«La determinazione di passare alla denuncia – spiega la segretaria regionale Sindacato, Monica Andolfatto – è stata assunta insieme perché di fronte a chi si ostina a utilizzare i social per offendere e propalare discredito serve reagire con fermezza. Il tribunale di Belluno ha stabilito, nella sostanza, che non si può scrivere ciò che si vuole in nome di un male interpretato diritto alla libertà di espressione. Ormai gli insulti, gli attacchi, le aggressioni, purtroppo anche fisiche, ai giornalisti non si contano. Per questo serve reagire con fermezza, sapendo che il Sindacato c’è per tutti gli iscritti costituendosi nel caso anche come parte civile. L’odio in Rete deve e può essere represso. E anche le offese. Che come in questo caso si pagano».





