Agricoltura sotto scacco: bloccate le consegne di mais e frumento dall’est

Agricoltura sotto scacco: bloccate le consegne di mais e frumento dall’est

Agricoltura bellunese in allarme per il blocco degli scambi commerciali, legato alla guerra in Ucraina. Da Kiev non arriva più niente: né il mais per l’alimentazione degli animali negli allevamenti, né il frumento per le farine, né olio di girasole. Anche l’Ungheria ha chiuso i rubinetti, decidendo di sospendere le esportazioni di grano per garantire la propria autosufficienza alimentare. La Bulgaria sta seguendo la corrente, con la decisione di sospendere le esportazioni di grano per assicurare i rifornimenti interni e contenere la crescita dei prezzi.

«Siamo molto preoccupati per le forniture dall’Ucraina, che è il maggiore fornitore di materie prime – sottolinea Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. In particolare i timori sono per il mais, destinato alla mangimistica. Molti allevamenti producono anche i cereali e sono quindi autosufficienti, ma altri non lo sono e c’è il rischio sia che non vengano più garantite le consegne, sia che ci siano ulteriori rialzi dei prezzi, che per i nostri bilanci non sarebbero più sopportabili. Anche sul fronte dei seminativi non si dormono sonni tranquilli, perché verranno a mancare i fertilizzanti. La Russia ha bloccato le vendite di nitrato di ammonio fino ad aprile. Le conseguenze possono essere pesanti anche per i seminativi, perché rischiano una contrazione dei raccolti».

A seguito dei drammatici avvenimenti in corso in Ucraina, i mercati internazionali delle principali materie prime agricole sono sotto pressione e c’è il rischio che altri Paesi assumano una posizione di protezionismo alimentare. «Con questa guerra tanti nodi stanno venendo al pettine – dice Donazzolo -. Stiamo pagando le scelte sbagliate di una politica agricola dissennata, a partire dall’Ue, che ci ha portato a non produrre, lasciando i campi incolti. Il primo obiettivo di ogni Paese dovrebbe essere quello di garantire l’autosufficienza alimentare, mentre oggi vediamo che siamo dipendenti dalla Russia dal punto di vista energetico e alimentare e anche dall’Ucraina per tante materie prime. Abbiamo visto battaglie di principio contro i cereali ogm, con il risultato che oggi li importiamo regolarmente da Paesi in cui sono free, svilendo le opportunità di produzione e crescita delle nostre aziende. Da questo conflitto possiamo solo aspettarci il peggio: stavolta prevedo realisticamente che molti allevamenti chiuderanno i battenti».

La Federazione Russa produce 50 milioni di tonnellate di fertilizzanti, circa il 15% dell’intera produzione mondiale. «La situazione va attentamente monitorata – puntualizza Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. Ci auguriamo che vengano respinte le iniziative nazionali unilaterali all’interno dell’Ue. La capacità produttiva di cereali dell’Unione è tale da poter gestire anche questa difficilissima situazione. Serve però un coordinamento della Commissione, alla quale Confagricoltura ha già chiesto di rimuovere, in vista dei nuovi raccolti, i limiti all’utilizzo dei terreni agricoli».

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