Acc, il fronte si sfilaccia. Cesa: «Dal Mise mi aspetto fatti, non solo parole»

Acc, il fronte si sfilaccia. Cesa: «Dal Mise mi aspetto fatti, non solo parole»

Stupore e imbarazzo. Se le parole hanno un peso, quelle scelte da Stefano Cesa rischiano di essere macigni. Il sindaco di Borgo Valbelluna commenta così l’accusa piovuta sul commissario straordinario Acc da parte del ministero dello sviluppo economico, che additerebbe a Maurizio Castro la colpa di non aver presentato la richiesta di attivazione del Fondo di Sostegno per le grandi aziende in difficoltà.

«Chiunque era presente al tavolo di crisi Acc convocato ieri (lunedì 13 settembre, ndr) dal Mise sa che l’accusa è destituita di ogni e qualunque fondamento. È stato infatti proprio il Mise a confermare che allo stato non esistono le condizioni per presentare tale richiesta e che oltretutto la presentazione dev’essere previamente autorizzata dallo stesso Mise, impegnandosi pertanto a una verifica nei prossimi giorni finalizzata a stabilire una volta per tutte l’utilizzabilità dello strumento» scrive in una nota il sindaco di Borgo Valbelluna. 

«Ma il tema è più profondo: in un momento in cui tutte le istituzioni dovrebbero stringersi in uno sforzo unitario per salvare un grande patrimonio industriale e occupazionale come lo storico stabilimento di Borgo Valbelluna, l’istituzione più importante e con le maggiori responsabilità, il Ministero, anziché produrre i risultati promessi, si abbandona a pratiche opache di delegittimazione dei suoi stessi incaricati. Con lo spirito di profondo rispetto nei confronti delle istituzioni, che da sempre mi contraddistingue, chiedo al Mise un cambio di stile e di sostanza». 

Cesa non usa giri di parole e chiede «un atteggiamento di maggior rispetto per il territorio, per la sua storia comunitaria e industriale ma soprattutto un atteggiamento di maggior rispetto per questi lavoratori e le loro famiglie, stremati da questo continuo prolungamento della crisi». E poi va dritto al punto: «Serve la dimostrazione univoca, non solo a parole, della volontà di risolvere positivamente la crisi industriale di Acc, attraverso soluzioni concrete e rapide che salvaguardino la continuità produttiva ed occupazionale del sito zumellese e con visioni strategiche per preservare questo patrimonio industriale unico che, politica permettendo, potrebbe diventare, per i prossimi decenni, punto di riferimento per il continente europeo».

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