Abusivismo, pericolo elevato anche a Belluno: «Tolleranza zero»

Abusivismo, pericolo elevato anche a Belluno: «Tolleranza zero»

Sono 3,2 milioni i lavoratori irregolari e gli operatori abusivi che popolano il sommerso: quel mondo parallelo che “vale” 202,9 miliardi di euro e rappresenta l’11,3% del Pil e il 12,6% del valore aggiunto. Un mondo in cui non esistono regole e che produce danni ingenti alle imprese, alla sicurezza dei consumatori, alle casse dello Stato. Per questo Confartigianato ha lanciato una campagna nazionale di informazione contro l’abusivismo dal titolo “Occhio ai furbi! Mettetevi solo in buone mani”. Tre gli obiettivi dell’iniziativa: mettere in guardia i consumatori dal rischio di cadere nelle mani di operatori improvvisati, valorizzare qualità, durata, rispetto delle norme, convenienza e sicurezza del lavoro dei veri artigiani, richiamare le autorità a un’azione di controllo, di repressione e di contrasto all’evasione fiscale e contributiva. La campagna è strutturata in una serie di fumetti che spiegano i rischi nascosti dietro l’abusivismo, anche per i clienti e gli utenti, non solo per gli artigiani. 

«In provincia di Belluno la situazione non è grave: le stime parlano di circa 2.300 indipendenti non regolari, con un tasso di irregolarità basso e di gran lunga inferiore alla media nazionale» commenta la presidente di Confartigianato Belluno, Claudia Scarzanella. «Tuttavia, il pericolo è elevato, perché il peso dell’artigianato nei settori maggiormente esposti alla concorrenza sleale del sommerso è particolarmente elevato nel Bellunese: lo studio nazionale parla di una quota superiore al 90%. Significa che l’ossatura di molti mestieri è radicata nell’artigianato nel nostro territorio. Per questo chiediamo “tolleranza zero” su un fenomeno che sottrae lavoro e reddito ai piccoli imprenditori e risorse finanziarie allo Stato, oltre a minacciare la sicurezza e la salute dei consumatori. Scegliere gli artigiani significa qualità e garanzia del servizio, in primis per se stessi e poi anche per la collettività. Scegliere l’abusivismo invece crea un danno per tutti».

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