«Vogliamo risposte»: studenti in protesta al Follador di Agordo

«Vogliamo risposte»: studenti in protesta al Follador di Agordo

Hanno scelto il freddo del piazzale, invece che il calore delle aule. Oltre cento studenti dell’Istituto Follador di Agordo, ieri (7 ottobre) hanno deciso di non entrare in classe. Non per ribellione, ma per chiedere ascolto. Vogliono un clima più sereno, orari sostenibili, dialogo. E soprattutto, vogliono capire perché tutto è cambiato.

La tensione si trascina da mesi, ma oggi è esplosa. I ragazzi si sono presentati regolarmente davanti all’istituto, ma solo pochi hanno varcato la soglia. La maggior parte (circa l’85%) è rimasta fuori, sfidando le temperature rigide, con un obiettivo chiaro: parlare con la dirigente Antonella Pacieri e ottenere spiegazioni.

La manifestazione è stata pacifica, sotto lo sguardo di genitori presenti in segno di supporto, delle forze dell’ordine e della stessa preside, che però ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.

Gli studenti hanno distribuito volantini in cui esprimono il loro disagio. «Qui non si vive più in uno spazio familiare, non esiste dialogo, non ci sentiamo ascoltati e soprattutto capiti», si legge. E ancora: «Abbiamo dovuto rinunciare alle gite, alle feste, alla continuità dei professori, alla serenità. Ora tutto è più complicato. Vogliamo sapere, con parole semplici, perché è cambiato tutto».

La protesta arriva dopo due lettere inviate dai genitori di oltre cento studenti, una per chiedere il ritorno al vecchio orario scolastico, l’altra indirizzata al Tar per bloccare le modifiche introdotte dalla dirigenza.

Nel mirino ci sono i rientri pomeridiani, le lezioni al sabato, le nuove regole che rendono difficile conciliare scuola, trasporti e vita familiare. Secondo gli studenti, le decisioni sarebbero state prese senza condivisione con il collegio scolastico.

Ma il tema va oltre l’orario. «Abbiamo scelto il Follador consapevolmente, nonostante i disagi del pendolarismo. Ora però la scuola rischia di perdere attrattiva, e con essa anche il territorio», scrivono i ragazzi.

Il messaggio è chiaro: difendere il Follador significa difendere il diritto allo studio, la socialità e la possibilità di continuare ad abitare la montagna. E l’appello si allarga: alla politica, alle istituzioni, alla società civile. Perché – dicono – se crolla un presidio come il Follador, le macerie arrivano ovunque.

Interviene il Pd

A raccogliere l’appello è anche Irma Visalli, candidata del Partito Democratico alle prossime regionali, che interviene con una nota netta:   «Serve un intervento immediato della politica e delle istituzioni per fermare le decisioni della dirigenza dell’Istituto Follador, che stanno generando profondo disagio tra studenti, famiglie e comunità. La mobilitazione di Agordo è un segnale forte. Il Follador è molto più di una scuola: è un presidio culturale e sociale per tutta la montagna. Le nuove disposizioni rischiano di compromettere la frequenza scolastica e scoraggiare chi sceglie questa scuola per la sua qualità e unicità. Difendere il Follador significa difendere il diritto allo studio e contrastare lo spopolamento. Il Partito Democratico c’è e agirà anche nelle sedi istituzionali, ma serve un’azione trasversale e condivisa».

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