Saldi estivi al capolinea: futuro incerto per il commercio di vicinato

Saldi estivi al capolinea: futuro incerto per il commercio di vicinato

Domani (31 agosto) si chiude ufficialmente la stagione dei saldi estivi. Ma il bilancio, ancora una volta, è negativo. Le vendite non sono mai decollate davvero, e il settore moda lancia l’allarme: tra promozioni anticipate, e-commerce e difficoltà economiche delle famiglie, il “rituale” dei saldi sembra aver perso gran parte del suo fascino.

«Come in un giallo, il colpevole è difficile da individuare – osserva Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto – ma i “saldi mascherati” partiti ben prima del 5 luglio hanno sicuramente indebolito il periodo». Secondo Capitanio, gli introiti generati dai saldi sono passati da un significativo 35% a un residuale 15%, con una flessione ulteriore tra il -3% e il -5% rispetto al 2024 A.

Un modello da ripensare?

La domanda è inevitabile: ha ancora senso parlare di saldi? «Se si continua così, la risposta è sì: vanno aboliti – afferma Capitanio –. Chi voleva acquistare lo ha già fatto, spesso grazie a “avvisi” via WhatsApp che anticipavano gli sconti. E anche i turisti, soprattutto in città, hanno rallentato la spesa». A pesare, oltre alla concorrenza dell’online, anche la scarsa accessibilità dei centri urbani. «Oggi la fila non si fa più davanti ai negozi, ma per trovare parcheggio – ironizza Capitanio –. E chi non riesce a fermarsi, cambia destinazione».

Il negozio di vicinato tra sfide e opportunità

Per salvare il “soldato saldo”, servirebbero regole chiare. Ma la rete è refrattaria a rispettarle. «Rischiamo di fare come Don Chisciotte contro i mulini a vento – ammette Capitanio –. Il negozio di vicinato deve investire sulla qualità, sull’originalità e sulla relazione con il cliente. Solo così potrà competere e contribuire all’economia locale, che è anche un valore culturale». Un appello anche alle amministrazioni: «Non possono restare alla finestra. Serve valorizzare vie e piazze, garantire parcheggi e accessibilità. Altrimenti ogni iniziativa rischia di diventare un flop».

Il settore moda in crisi

Secondo i dati Confcommercio, il 46% dei negozi che chiudono in Italia appartiene al comparto moda. E mentre i sal Adi restano uno strumento di visibilità gratuita per i piccoli negozi, il loro peso economico si è ridotto drasticamente. Ora lo sguardo è rivolto a settembre. «Non ci resta che sperare in un settembre che faccia “il settembre” – conclude Capitanio –. Altrimenti non si venderà più l’estivo perché “è settembre”, né l’autunnale perché “fa troppo caldo”. E sul meteo, purtroppo, possiamo fare ben poco».

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