«Consigliamo a tutti gli allevatori di ovini della provincia di vaccinare i propri capi contro la blue tongue»: questo il suggerimento dell’Ulss 1 Dolomiti in merito ai focolai di “lingua blu” (o febbre catarrale degli ovini) presenti in Alpago. Dopo l’incontro con sindaci e allevatori mercoledì sera in Alpago, l’azienda sanitaria ha fatto il punto della situazione con la stampa.
La blue tongue: vaccini, diffusione e rassicurazioni
Sul fronte della diffusione della malattia, il direttore dei servizi veterinari Gianluigi Zanola ha evidenziato come «la vaccinazione sia la strategia più efficace: i laboratori di Teramo hanno indicato nel sierotipo 8 il virus presente in provincia, un sierotipo per quale da tempo è già sul mercato il vaccino. Gli allevatori e la stessa azienda sanitaria si sono già attivati per acquistare le dosi necessarie». 650 quelle acquistate dall’Ulss 1 Dolomiti che dovrebbero arrivare già nella mattinata di oggi e che saranno utilizzate principalmente per i piccoli allevamenti: «Vengono ceduti a blocchi di un centinaio di dosi e un allevatore con una decina di capi non saprebbe cosa farsene di simili quantità; in questo modo, invece, gli allevatori possono contattare direttamente il proprio veterinario aziendale per la somministrazione delle dosi necessarie», spiegano dall’Ulss.
I focolai in provincia sono 14 e concentrati quasi esclusivamente in Alpago: 12 sono allevamenti ovini, due di yak (uno sul Monte Rite); nella conca alpagota sono stimati complessivamente 90 allevamenti per un totale di circa 4mila capi ovicaprini. La blue tongue è ormai endemica in Italia: si sono registrati casi in Friuli a inizio luglio e in questi giorni anche in Piemonte e nelle regioni del Centro Italia. L’invito rivolto a tutti gli allevatori di ovini della provincia, anche quelli delle zone lontane dall’Alpago, è quindi quello di vaccinare i propri capi contro la malattia: «Il vaccino ha un tempo di incubazione di 15-30 giorni», spiega ancora Zanola.
Altro tema cruciale è quello della pericolosità per le persone: l’Ulss 1 ribadisce che la blue tongue non è trasmissibile all’uomo né tramite contatto con animali infetti (con gli ovini, ma anche con i moscerini vettori della malattia) né tramite il consumo di alimenti di origine animale come latte e carne.


Sicurezza alimentare in casa, “istruzioni per l’uso”
Attenzione alla sicurezza alimentare che deve invece essere portata nella preparazione domestica del cibo: l’appello dell’azienda sanitaria arriva – dopo le rassicurazioni sulla blue tongue – dal caso di SEU – Sindrome Emolitico-Uremica che si è verificato circa un mese fa e che ha visto il ricovero di un lattante di una decina di mesi nel reparto di nefrologia pediatrica dell’ospedale di Padova, episodio che si è fortunatamente risolto senza complicanze.
La Sindrome Emolitico-Uremica è una malattia acuta rara ma che, al tempo stesso, rappresenta la prima causa di insufficienza renale acuta in età pediatrica. Si sviluppa a seguito di un’infezione intestinale di origine generalmente alimentare. I consigli per l’alimentazione nella prima infanzia (rivolta quindi ai bambini in età prescolare) sono quindi quelli tradizionalmente noti.


Anche se la Sindrome Emolitico-Uremica colpisce con maggior frequenza in età pediatrica (con un rapporto di tre a uno rispetto all’età adulta), quello della sicurezza alimentare a tutto tondo è un tema da non sottovalutare: anche in questo caso, cottura e pulizia restano i pilastri.











