Non chiamatele “Carnevale”: le mascherate arcaiche tra le Dolomiti hanno una storia millenaria, legata alle tradizioni e ai territori, un valore culturale e non commerciale; un patrimonio delle aree alpine che potrebbe diventare presto dell’intera umanità, sotto la tutela dell’UNESCO.
Ha infatti preso il via il cammino che porterà le mascherate arcaiche dolomitiche alla candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità: a coordinare questo percorso, la neonata rete delle mascherate – sorta su spinta del Museo delle Maschere Dolomitiche di Gianluigi Secco a Belluno, gestito dall’associazione Borgo Piave ETC – che al momento coinvolge 18 mascherate arcaiche di tutto il territorio dolomitico, dall’Alto Bellunese – con l’accoppiata Laste-Sottoguda a Rocca Pietore, Selva di Cadore, Canale d’Agordo, Rivamonte Agordino, Fornesighe di Val di Zoldo e poi Padola, Dosoledo, Casamazzagno e Candide a Comelico Superiore – alla Val di Fassa con Penìa di Canazei, fino alla Carnia germanofona di Sappada, Sauris e Timau di Paluzza.
Il cammino verso la candidatura
Diventare patrimonio dell’umanità non è semplice, e per farlo la rete si è affidata a chi può vantare esperienza e successi in questo campo: Irma Visalli, già assessore provinciale e architetto che ha seguito altre candidature per i processi e i piani di gestione con importanti risultati, dal riconoscimento alle Dolomiti nel 2009 all’ultimo per l’Appia Antica.
«Per ottenere il riconoscimento, il patrimonio immateriale deve riguardare tradizioni, riti o pratiche vive e tramandate: lo sono ad esempio l’alpinismo, l’arte dei muretti a secco, le murrine, i merletti,… – spiega Visalli – Le mascherate arcaiche sono legate alla storia dei territori, alle attività e ai cicli di vita, ai saperi della montagna e ancora oggi sono vive anche grazie all’impegno delle giovani generazioni».
Importante, poi, l’obbiettivo che si vuole raggiungere con il riconoscimento: «Non deve essere un nuovo logo da mettere nella carta intestata o un modo di fare pubblicità all’evento. – continua – Anzi: nel corso degli incontri con i territori, in molti ci hanno detto che non avrebbero proseguito su questa strada, se l’obbiettivo fosse stato quello di attirare più gente nel giorno delle mascherate. Il riconoscimento UNESCO deve invece essere un modo per valorizzare le storie e le tradizioni dei territori, per far conoscere come si vive e cosa vuol dire vivere la montagna ogni giorno».
Difficile dare dei tempi; il primo passo ufficiale dovrà essere l’inserimento delle mascherate arcaiche nel catalogo nazionale degli archivi del Ministero della Cultura, poi si passerà alla stesura del progetto ufficiale con il coinvolgimento di una cabina di regia composta da professionisti (antropologi, storici,…): «Stiamo raccogliendo l’appoggio delle istituzioni, dai comuni alle associazioni di categoria fino alla Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti. Abbiamo già avuto confronti anche con le strutture tecniche della Regione del Veneto; confido che entro marzo riusciremo ad avere anche un incontro con il Ministero della Cultura, al cui interno opera una commissione UNESCO, e la commissione italiana UNESCO per poter dare ufficialmente il via al percorso della candidatura ed entrare così nella “lista d’attesa” dei patrimoni che ambiscono al riconoscimento. Non escludiamo un possibile allargamento all’intero territorio alpino e anche, tema su cui l’UNESCO ha spesso spinto, anche in un coinvolgimento transfrontaliero», conclude Visalli.
L’attività della rete e il primo Forum a Belluno
«La candidatura renderebbe ufficiale il valore storico e culturale delle mascherate, ma molto importante è tutto il lavoro di conoscenza, confronto e collegamento che stiamo facendo come rete e che sta portando a un percorso di eventi e di situazioni condivise»: a spiegare il ruolo e l’importanza della rete è Antonio Gheno, presidente dell’associazione Borgo Piave ETC (che gestisce il Museo delle Maschere Dolomitiche di Gianluigi Secco) e coordinatore della rete.
Il primo evento ufficiale della rete è in calendario per sabato 11 gennaio – «data incastrata tra l’Epifania e l’avvio delle mascherate, che si protrarranno fino a Martedì Grasso», spiega Gheno – con il doppio appuntamento del “Primo Forum delle Mascherate Arcaiche Dolomitiche” a Belluno: dalle 9.00 al Cinema Italia con la presentazione della rete, delle mascherate e del cammino della candidatura UNESCO, mentre dalle 14.00 saranno oltre un centinaio i figuranti in maschera che sfileranno da Palazzo Bembo a Piazza Duomo, per concludere con balli e musica sotto il portico della Prefettura.
Il Forum sarà anche l’occasione per lanciare il calendario 2025 delle mascherate nelle province di Belluno, Trento e Udine; un calendario che sarà diffuso anche sui social non solo dalle pagine del Museo “Secco” ma, grazie alle collaborazioni istituzionali già avviate, anche dai profili della Provincia di Belluno e della Fondazione Dolomiti UNESCO (compresi gli appuntamenti fassani e carnici): «L’obbiettivo – conclude Gheno – è quello di divulgare il più possibile il valore tradizionale e culturale di queste mascherate, che non nascono come feste commerciali per riempire le piazze ma sono eventi secolari che rappresentano la volontà delle comunità dolomitiche di abitare la montagna».
Dolomiti unite nel progetto
Alla presentazione del Forum e del percorso verso la candidatura sono intervenuti da remoto anche alcuni rappresentanti delle mascherate e dei territori coinvolti; l’entusiasmo e l’unità sul progetto hanno coinvolto l’intero arco dolomitico.
Se da Rivamonte Agordino è stato Gabriele Riva – “Òlt da Riva e Compagnia Bela” a parlare di «felicità per un sogno che si concretizza, per un’idea che dà lustro e spazio alle mascherate», dalla Carnia (precisamente da Timau di Paluzza) è stata Velia Plozner – vicecoordinatrice del Comitato Unitario delle Isole Linguistiche Storiche Germaniche in Italia e delegata alla cultura del Comune di Paluzza – a rimarcare il tema culturale: «Le mascherate sono l’espressione della comunità e della sua cultura: qui abbiamo tutti provenienze diverse, ma siamo accomunati da cultura e tradizioni. Conoscere le altre realtà vuol dire condividere momenti di comunità». Sull’aspetto linguistico si è poi concentrata Sabrina Rasom, direttrice dell’Istitut Cultural Ladin “Majon di Fascegn” di San Giovanni di Fassa: «Lingua è archivio di tradizioni: vicino all’identità delle mascherate c’è l’enorme patrimonio dei contenuti della lingua. Ritengo sia stato molto importante partire dal basso in questo percorso, perché è la gente che porta avanti il futuro dei territori e delle tradizioni».

Immagine di copertina: La Zinghenesta, Canale d’Agordo (foto: Echi di Alessandro Sogne)





