“Coop in quota” per la «sopravvivenza delle comunità»

“Coop in quota” per la «sopravvivenza delle comunità»

Più di centoventi imprese iscritte all’albo ministeriale per un totale di oltre 2400 dipendenti e un fatturato complessivo di oltre 325 milioni di euro nel 2023: questo è il mondo delle cooperative bellunesi. Un mondo messo sotto la lente di ingrandimento di Coop in Quota, progetto Interreg Italia-Austria che vede in prima fila Legacoop Veneto, insieme al comune austriaco di Oberlienz, a CoopBund, “alter ego” di Legacoop in Alto Adige, e all’Università degli Studi di Padova.

Il progetto

Ad illustrare il progetto – al centro dell’incontro promosso ieri mattina a Villa Patt di Sedico che ha visto anche la presentazione di alcuni “casi di studio” cadorini, alpagoti e comeliani – è Michele Pellegrini, coordinatore dell’area di Belluno e Treviso per Legacoop Veneto: «Abbiamo deciso di realizzare un’indagine sullo stato di salute della cooperazione bellunese per mappare l’attuale situazione e raccogliere le esigenze di queste imprese. Siamo infatti convinto che il modello cooperativo sia in grado di dare le risposte giuste ai bisogni del territorio bellunese».

Le “cooperative di comunità” e l’appello alla politica

Uno dei modelli che meglio si adattano al territorio montano bellunese è quello delle “cooperative di comunità”: «Si tratta di una forma nuova e moderna di cooperazione: – spiega il presidente di Legacoop Veneto, Devis Rizzo – crediamo sia un modello in grado di dare risposte ai problemi quotidiani della montagna. Qui bisogna fare i conti con lo spopolamento, oltre che con le difficoltà morfologiche del territorio: la cooperativa di comunità mette insieme le persone, le accomuna in un percorso di soddisfazione dei bisogni di quella comunità».

Per accelerare su questo, servono anche normative specifiche ed ecco quindi l’appello di Legacoop Veneto: «Crediamo sarebbe molto utile se la Regione Veneto si adeguasse a ciò che è stato fatto in altre regioni, ossia una normativa di riferimento sulla cooperativa di comunità. – continua Rizzo – Questo ci consentirebbe di fare leva in maniera più efficace su una modalità di cooperazione più efficiente ed efficace a favore degli abitanti di questi territori».

I numeri

L’incontro di ieri ha presentato anche il quadro generale della situazione cooperativa bellunese: delle circa 120 imprese registrate, una quarantina hanno partecipato all’indagine (ricoprendo però ben il 73% del fatturato complessivo). Il 40% delle cooperative opera in Valbelluna, il 30% nel Feltrino, poi Cadore-Ampezzo-Comelico (19%) e Alpago (11%); restano escluse dalla rilevazione le aree dell’Agordino e dello Zoldano.

Oltre il 67% delle cooperative bellunesi ha meno di 50 anni (con data di fondazione compresa tra il 1975 e il 2021); resistono però anche molte realtà con più di un secolo di attività alle spalle (il 16% delle coop provinciali ha visto la luce tra il 1890 e il 1914). Dominano le cooperative sociali, quasi una su due; in tema di parità di genere, si può dire che “piccolo è rosa”: il numero più alto di socie donne e di dipendenti donna si registra infatti nelle piccole e medie realtà, quelle tra 1 e 50 dipendenti.

Infine, uno sguardo alle motivazioni che hanno portato alla nascita delle cooperative, e in questo caso i numeri fanno riflettere: se infatti sembra naturale che un’impresa su due sia nata per “offrire servizi nuovi”, ben il 21% delle coop bellunesi – con una maggiore incidenza nelle aree montane – pone le sue radici nel “garantire la sopravvivenza della comunità”: «Parliamo di imprese capaci di stare sul territorio, in grado di valorizzare le risorse umane e territoriali a beneficio delle proprie comunità. – sottolinea Claudio Riva, professore associato di Sociologia dell’Università degli Studi di Padova – Non si punta semplicemente al profitto, ma a tenere vivo il senso di comunità, e spesso lo fanno anche in assenza di un supporto delle realtà pubbliche a cui spesso si affiancano, quando non si sostituiscono, proprio per continuare a garantire il benessere della popolazione».

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