Cassa integrazione straordinaria dal mese di febbraio, ma gli stabilimenti non sono a rischio dismissione. Passi avanti nella vertenza della Edim Bosch di Setteville e dello stabilimento gemello di Villasanta, in Lombardia, per i quali la multinazionale tedesca aveva inizialmente annunciato 180 esuberi sui 360 lavoratori totali. Dopo l’incontro positivo del 3 dicembre nella sede di Confindustria a Feltre, nel quale l’azienda aveva fatto marcia indietro sui licenziamenti, ieri un altro incontro nel quale proprietà, sindacalisti di Fim, Fiom e Uilm, Rsu aziendali, Confindustria e le Regioni Veneto e Lombardia hanno approfondito le questioni messe sul tavolo.
Nelle 3 ore di confronto fra le parti si è stabilito di attivare la cassa integrazione straordinaria (CIGS) per crisi conclamata ed è stata confermata la necessità di essere convocati al più presto a Roma per discutere degli aspetti legati a questo tipo di ammortizzatore sociale che competono al Ministero. La convocazione sarà fissata per la prima metà di gennaio 2025.
«La notizia più positiva – commenta Mauro Zuglian della Fit Cisl Belluno – Treviso – è che siamo riusciti a far inserire nell’accordo che la cassa integrazione non è finalizzata alle dismissioni dei due stabilimenti, ma piuttosto al loro rilancio economico e al mantenimento dei livelli produttivi dell’azienda. È un buon punto di partenza, anche se siamo consapevoli che il confronto dovrà essere approfondito nei prossimi mesi».
L’attivazione della CIGS, infatti, è funzionale alla situazione di crisi confermata dalla presentazione dei bilanci dell’azienda ed è necessaria per poter riorganizzare la produzione e per potersi riposizionare sul mercato in maniera più competitiva. È stato assicurato da parte della Bosch che non saranno assolutamente dismessi i due siti produttivi e che la CIGS sarà accompagnata solo da uscite volontarie incentivate.
«Nella difficile situazione in cui versa la Edim Bosch è già un passo importante essere riusciti ad individuare nella CIGS lo strumento più idoneo per uscire dalla crisi in atto – sono le parole di Stefano Bona, segretario provinciale Fiom Cgil Belluno -. Inoltre ci è stata data la garanzia della salvaguardia dei due siti e dell’occupazione, salvo le uscite incentivate volontarie che saranno stipulate a partire da gennaio. Abbiamo poi richiesto la rotazione dei lavoratori e delle lavoratrici che sarà rispettata in base alle fungibilità e alle esigenze tecnico produttive e l’anticipo garantito della CIGS da parte dell’azienda. Per il momento rimane aperta la discussione sulla maturazione dei ratei, ma confidiamo che con l’incontro al Ministero saranno chiariti tutti i punti in sospeso come questo».





