Gli avevano scritto di tutto: insulti soprattutto, “assassino”, e improperi simili. Adesso l’ex consigliere provinciale Franco De Bon (attuale sindaco di San Vito di Cadore) ha deciso di chiudere il caso e rimettere la querela. Si accontenterà di un risarcimento simbolico, che girerà automaticamente a finalità faunistiche.
Il caso risale a qualche anno fa, quando De Bon era consigliere in Provincia con le deleghe a caccia e pesca. Un tema spinoso e che può amplificare le sensibilità di alcuni. Soprattutto quando si parla di animali, tanto che qualcuno è naturalmente portato a trasformarsi in leone da tastiera. Era successo a diverse persone che si erano scatenate sui social contro il consigliere provinciale, reo di aver contribuito a far approvare un calendario venatorio che secondo gli animalisti sarebbe stato un bagno di sangue per i poveri cervi. Il calendario venatorio – va detto – viene sì approvato dalla Provincia, ma validato da Ispra, braccio operativo del ministero dell’ambiente.
In ogni caso, a De Bon era stato scritto di tutto. Qualcuno gli aveva dato dell’assassino, qualcuno addirittura del delinquente. E qualcun altro si era spinto ad augurargli la peggior fine possibile. L’amministratore non aveva potuto far altro che querelare.
Le indagini hanno richiesto il tempo necessario e alla fine un commento in particolare è arrivato fino all’udienza, celebrata ieri (13 novembre) al tribunale di Belluno. La diffamazione sarebbe stata contestata a una 75enne, senonché De Bon ha deciso di chiuderla lì e di accontentarsi di un risarcimento simbolico di 400 euro, di gran lunga inferiore rispetto alla cifra che sarebbe normale in questi casi. 400 euro che l’ex consigliere provinciale non terrà per sé: li ha già destinati all’organizzazione di un convegno che si terrà a San Vito di Cadore fra qualche mese, sul progetto di restocking dello stambecco, animale reintrodotto 60 anni fa nell’alta valle del Boite.





