Il 22 maggio 1978 venne approvata la legge 194, che rendeva legale l’interruzione di gravidanza in Italia e garantiva alle donne la possibilità di accedere all’aborto in maniera gratuita e sicura. Era lo stesso anno dell’istituzione del sistema sanitario nazionale, gratuito e accessibile per tutti: da tre anni erano ufficialmente nati i consultori, luoghi attivi già da tempo come rivendicazione del movimento femminista e presidi dove, attraverso l’attivismo, i diritti delle donne venivano garantiti. E, anche a Belluno, l’associazione “Non una di meno” celebra l’importante ricorrenza: «Oggi viviamo in un paese in cui in larga parte l’accesso all’aborto è molto difficile se non impossibile e la legge è in gran parte disattesa. Questo, in un generale de-potenziamento dei servizi pubblici e in particolare di quello dei consultori, privi di risorse, oberati di compiti, assediati dalle strutture private e dalle associazioni contrarie all’interruzione di gravidanza. Per questo, di aborto non si parla o, se lo si fa, è solo per mettere in discussione la possibilità di scelta. Che è, al pari di tutti gli altri, un diritto fondamentale delle donne».
Anche nel Bellunese, molte e molti hanno contribuito ad affermarlo con un’apposita campagna: «Questa iniziativa si inserisce tra le molte mobilitazioni che il movimento Non Una Di Meno ha promosso a livello nazionale. Il 25 maggio, infatti, è una giornata di mobilitazione, dal titolo: “I consultori sono nostri!” così come negli anni settanta sono nati. Vogliamo attraversare gli spazi della salute senza paura, senza giudizio e senza abusi, confidando nella tutela del sistema sanitario pubblico e laico, senza essere penalizzatə e senza interferenze sulle nostre decisioni. Ribadiamo ancora una volta che nessuno può decidere su di noi: né la Chiesa né lo Stato e per questo ci opponiamo alle dinamiche di un governo che non ci rappresenta, ma che cerca di controllarci e strumentalizzarci come incubatrici per la patria. L’aborto è un diritto e continueremo a lottare contro ogni forma di violenza sui nostri corpi, perché ci appartengono: autodeterminarci è una nostra scelta».





