La paura della diga del Vanoi rimane intatta. Non scalfita dalla convinzione dell’amministrazione regionale del Veneto. Semmai, più forte dopo la bocciatura della mozione presentata dalle minoranze in consiglio regionale.
Ieri (9 aprile) nell’assemblea di Palazzo Ferro Fini, a Venezia, è stato discusso un documento presentato da tutte le opposizioni: Cristina Guarda (Europa Verde), Vanessa Camani, Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni, e Francesca Zottis (Pd), Erika Baldin (M5S), Elena Ostanel (Veneto che vogliamo) e Arturo Lorenzoni (Portavoce Opposizione). Nella mozione venivano espresse le preoccupazioni per il progetto della diga del Vanoi. E veniva chiesto alla Regione di rispondere nel merito. La risposta però è stata una bocciatura senza se e senza ma. Come se la paura della montagna non contasse nulla.
LA RISPOSTA
«Comprendiamo i timori delle comunità, ma noi siamo l’amministrazione del fare. Per questo ci siamo opposti a un testo ideologico delle minoranze che non ci convince. È giusto approfondire e studiare al meglio i vantaggi e le criticità di questa opera. Ma non possiamo adottare un atteggiamento pregiudizievole di tipo contrario» ha sintetizzato il capogruppo Lega in consiglio regionale. Giuseppe Pan. «Il Consorzio di bonifica Brenta è stato finanziato dal Fondo sviluppo e coesione del Ministero dell’agricoltura per iniziare uno studio su questa opera che noi riteniamo importante. L’opera in progetto è in estrema sintesi una nuova diga, che tratterrebbe in quella valle circa 33 milioni di metri cubi d’acqua. Un potenziale miglioramento delle condizioni di sicurezza idraulica per i territori a valle, attraverso la laminazione delle piene a favore di un vasto e urbanizzato territorio ad alto rischio, l’accumulo o di una risorsa idrica per far fronte, tramite sistemi irrigui già esistenti, ma deficitari, al fabbisogno delle colture agrarie non solo per il territorio del Consorzio Brenta, ma anche per tutti gli altri Consorzi di bonifica che insistono nella pianura veneta. Ricordo – aggiunge Pan – che nell’acquifero del Brenta pescano tutti gli acquedotti della nostra regione. Per questi motivi numerosi enti si sono espressi a favore, ovvero, più di 50 Comuni lungo l’asta del Brenta, da Bassano fino a Cittadella, a Selvazzano, Carmignano del Brenta, nonché tutte le categorie agricole, nonché l’Anbi e tutti i Consorzi di bonifica. La Regione del Veneto ha inserito quest’opera nel Piano regionale per la ripresa e resilienza, approvato con la delibera di Giunta del 17 novembre 2020. È doveroso quindi prendersi il tempo e gli studi che serviranno per approfondire un punto così delicato. Siamo allineati con le esigenze del territorio, ma proprio per questo, attendiamo prima di scegliere di comprendere al meglio ogni punto dell’opera».
LA MOZIONE
«Avevamo chiesto a questa maggioranza una risposta seria e concreta alle preoccupazioni espresse dagli enti locali e dai cittadini del territorio bellunese in ordine alla realizzazione del serbatoio del Vanoi, dettate dal rischio della sicurezza dei cittadini e della tutela del patrimonio montano, ma questa maggioranza ha detto no. E questo no è ancora più grave se pensiamo alle numerose alternative che abbiamo proposto, meno impattanti e più economiche» il commento delle opposizioni.
«A fronte delle criticità geologiche rispetto alla realizzazione dell’opera, dei tanti e fondati no espressi sia dai cittadini che dagli enti locali del Bellunese, nonché della ferma e unanime contrarietà al progetto espressa dal consiglio della Provincia autonoma di Trento e della Provincia di Belluno, lascia dunque esterrefatti il voto negativo espresso sulla nostra mozione. Non si tratta infatti – commentano i consiglieri – di un mero voto contro istanze politiche espresse da partiti avversi, quanto della negazione da parte di questa maggioranza delle fondate critiche espressa dal territorio: evidentemente questa maggioranza pensa alla montagna solo quando deve deturparla. Vi è poi da dire che le alternative per il trattenimento dell’acqua in luogo della realizzazione di un’opera costosissima e connotata da forti criticità geologiche possono essere messe in campo direttamente dalla Regione, senza affidarsi a progetti devastanti come il serbatoio del Vanoi: sono già state sperimentate e costerebbero 50 volte meno, conseguendo risultati anche superiori rispetto ai metri cubi di acqua trattenuta. Il Veneto, insomma, non ha bisogno della diga».





