Quasi 6mila chilometri. È la misura della speranza. Perlomeno di quella che ha la forma di un viaggio. Dall’Afghanistan al Pakistan. Poi a Roma. E infine a Belluno.
Sono arrivati ieri (7 dicembre) a Roma 25 rifugiati afgani che fanno parte del gruppo di 93 persone che in questi giorni stanno lasciando il Pakistan con i corridoi umanitari gestiti da Caritas per conto della Cei, per essere accolti in Italia da 15 Caritas diocesane. Tra questi 25, anche una famiglia che arriverà a Belluno, per essere ospitata tra le Dolomiti.
IL VIAGGIO
Per molti di questi rifugiati l’Italia è un punto interrogativo: conoscono solo qualcosa del cibo e delle squadre di calcio. Ma è soprattutto un salto nel buio ancora più grande della fuga disperata dall’Afghanistan nel vicino Pakistan. Il primo passo fondamentale, sottolineano gli operatori Caritas, è la conoscenza della lingua italiana. Una famiglia di Kabul con 6 figli che andrà ad Assisi si è già preparata durante l’esilio pakistano: hanno tutti studiato italiano tre ore al giorno e anche se ancora non lo parlano iniziano a capire qualcosa. Ayet, una bambina di 7 anni, già dice bene “Ciao, come stai, bene, grazie”.
Hanno messo la loro vita in un bagaglio da 25 chili e ricominceranno dall’Italia. Una famiglia, come detto, ricomincerà dalle Dolomiti. La Caritas diocesana di Belluno-Feltre ospiterà questo nucleo, insegnerà loro la lingua, gli usi e i costumi del luogo che li accoglie.
Con i rifugiati arrivati ieri in Italia, si è trattato dell’ultimo corridoio umanitario dal Pakistan che conclude le 300 quote assegnate a Caritas italiana nell’ambito del Protocollo firmato da Cei, Fcei (Federazione Chiese evangeliche italiane), Arci, Comunità di Sant’Egidio con il governo italiano.





