“L’amore non è possesso”. “L’amore non c’entra nulla con la violenza”. Sono alcune delle frasi lanciate ieri mattina (domenica 19 novembre) da Piazza dei Martiri. Mentre Filippo Turetta veniva arrestato in Germania per omicidio, un migliaio di persone si sono ritrovate nel cuore di Belluno per ricordare Giulia Cecchettin e fare memoria delle 105 donne ammazzate dall’inizio dell’anno.
Un fiume rosso, perché gli organizzatori (Belluno Donna, Casa dei Beni Comuni e Non una di meno) avevano chiesto di portare qualcosa di Ross. Canti, dolore, amarezza e anche parole di rabbia tra gli interventi che si sono succeduti al megafono.
Belluno ha risposto così alla chiamata di chi aveva voluto proporre un momento di raccoglimento per la giovanissima uccisa dall’ex, poche ore dopo la notizia del ritrovamento del cadavere. Ha risposto con una partecipazione commossa al dolore. Con un migliaio di persone che hanno voluto essere fisicamente presenti per dire “basta” ai femminicidi.
Qualcuno ha battuto sul tasto dell’educazione, della cultura del rispetto, ancora troppo poco coltivata se continuano a succedere casi come quello di Giulia. Qualcun altro ha voluto ricordare le criticità in cui si trovano i Centri antiviolenza, a seguito dell’entrata in vigore dell’intesa Stato-Regioni, che disciplina i nuovi requisiti minimi per accedere ai fondi stanziati e al riconoscimento regionale. In tutti i presenti in piazza, la certezza che bisogna impegnarsi per cambiare le cose, per cambiare la narrazione secondo cui il femminicidio è frutto di un raptus, di un amore eccessivo e malato. E anche per omaggiare la memoria di Giulia.





