Toponomastica alpina e tutela della minoranza ladina: «La lingua è identità»

Toponomastica alpina e tutela della minoranza ladina: «La lingua è identità»

Dal nome delle località alla cultura profonda e storica dei luoghi. Si è conclusa la tre giorni dedicata alla toponomastica alpina, iniziativa promossa dalla Provincia di Belluno con il contributo della Regione Veneto e il supporto organizzativo della Fondazione Angelini. Una tre giorni che ha lanciato un messaggio non solo agli addetti ai lavori – linguisti e cultori della materia – ma alla società civile, ovvero che la tutela della minoranza linguistica ladina è fondamentale per tutelare l’identità e la specificità della montagna bellunese.

IL CONVEGNO 

Le prime due giornate ospitate nel Palazzo Poli de Pol a San Pietro di Cadore hanno offerto ai partecipanti un percorso di approfondimento d’ampio respiro sulla toponomastica delle aree montane, con l’intervento di esperti e studiosi provenienti da tutto l’arco alpino: attraverso esempi e focus specifici, sono state l’occasione per entrare in contatto con l’identità dei territori a partire dei toponimi che caratterizzano i luoghi e che trasmettono l’essenza delle comunità che li abitano, insieme a storia e cultura.

La giornata conclusiva di ieri (sabato 30 settembre) si è tenuta invece al Museo etnografico Dolomiti (Cesiomaggiore), luogo che testimonia la vita e le tradizioni delle vallate bellunesi. Il tema della toponomastica si è intersecato con il tema della tutela della minoranza linguistica ladina fortemente sentito dalle comunità delle “terre alte”. 

«La lingua identifica la nostra comunità in maniera profonda, non è folklore» ha esordito a il consigliere provinciale delegato alle minoranze linguistiche Mattia Gosetti. Che ha ribadito l’importanza della collaborazione fattiva tra Provincia e Regione Veneto per perseguire «obiettivi comuni volti alla valorizzazione del nostro patrimonio linguistico e culturale».

La consigliera regionale Silvia Cestaro ha sottolineato la necessità di lavorare affinché lo Stato italiano ratifichi la Carta europea che prevede il riconoscimento della minoranza ladina. «Questo consentirebbe di agire successivamente in maniera più concreta ed efficace per mantenere e preservare l’identità linguistica e culturale ladina» ha detto Cestaro. «Le leggi attuali, la 482/99 nazionale e legge regionale 30/2021 ci consentono di valorizzare la lingua e la cultura ladina ma non ci permettono di agire sulle politiche programmatorie che portino a interventi strutturali».

La mattinata di interventi ha portato ancora una volta alla luce la necessità di intervenire sulla scuola. «Deve diventare veicolo fondamentale di trasmissione della conoscenza linguistica» ha sintetizzato il consigliere provinciale Gosetti. «Parallelamente è necessario lavorare per ottenere la certificazione degli insegnanti che possano poi insegnare la lingua. Esistono progetti sul territorio, la stessa Provincia nell’ambito dei progetti finanziati con il Fondo Comuni confinanti ha portato avanti un progetto volto a inserire l’insegnamento del ladino nelle scuole». 

Nel corso del convegno odierno è stata riconosciuta in maniera unanime la necessità di rendere strutturale l’insegnamento scolastico della lingua, «affinché la percezione dell’identità storico-linguistica da un lato e la preservazione della lingua stessa – ha concluso il consigliere Gosetti – sia radicato nella comunità a partire da ragazzi e famiglie».

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