Duemila persone (dato della Questura), tra colori, musica e slogan. Alla fine il popolo del Pride ha archiviato le polemiche della vigilia con un serpentone festoso, fatto soprattutto di giovani e di sorrisi, di musica e spensieratezza. Non è mancato un pizzico di provocazione, ieri (15 luglio), in una Belluno caldissima per il clima non certo per i contenuti del primissimo Pride organizzato in provincia, tra le Dolomiti. C’erano tre drag queen a guidare il corteo, su un carro assieme a musica e balli. Ma c’erano anche alcuni cartelli. Uno in particolare diceva “Siamo tutti una famiglia”. Ecco è questo il messaggio più forte, in grado anche di far dimenticare le polemiche strumentali create nelle ultime settimane, in grado di dividere tra pro e contro, tra organizzatori e amministrazioni che non hanno sottoscritto il manifesto del Pride.
Alla fine le amministrazioni che hanno detto “sì” sono state il 10 per cento dei Comuni bellunesi: Ponte nelle Alpi, Fonzaso, Pedavena, Sospirolo, Pieve di Cadore, San Gregorio nelle Alpi e Borgo Valbelluna. I sindaci di Ponte e Pieve sono saliti sul palco, e hanno lanciato messaggi di unione e un appello alla libertà, che accomuna tutti.
Presenti al corteo – dal piazzale della stazione a Piazza Martiri – anche diversi personaggi della politica locale, Pd in testa con il segretario Dal Bianco; gruppi di minoranza di Belluno e Feltre, i vertici della Cgil… presenti anche diversi consiglieri comunali della maggioranza del capoluogo.
La consigliera provinciale di parità Flavia Monego ha lanciato un appello: «Difendere i diritti civili e prevenire e combattere le discriminazioni sono due imperativi. Invito le amministrazioni locali e tutti i soggetti istituzionali a un tavolo per parlare di questi temi e mettere in campo sinergie sul territorio».











