Sole e caldo in alta quota: «Pericoli in agguato e misure da adottare»

Sole e caldo in alta quota: «Pericoli in agguato e misure da adottare»

La montagna è fonte di benessere ed è un’esperienza salutare per corpo e mente. Ma dev’essere affrontata con consapevolezza e seguendo i consigli degli esperti, per prevenire i rischi che l’ambiente comporta. Lo sostiene con forza Antonio Prestini, dirigente medico, responsabile dell’Ambulatorio medicina di montagna e guida alpina. «Sì, in montagna il sole fa più male – afferma – perché l’intensità dei raggi solari aumenta di circa il 10 per cento ogni 1000 metri di dislivello a causa della rarefazione dell’atmosfera. Su ghiacciaio o sulla neve, i raggi sono più pericolosi perché riflettono fino all’80% degli ultravioletti amplificandone l’effetto. 

Quali sono i pericoli a cui si va incontro?

«Il pericolo è soprattutto per la pelle e gli occhi. Sulla pelle possiamo avere le classiche scottature che vanno dal semplice eritema, ossia scottature di I grado, alle vere e proprie bolle, ossia scottature di II grado». 

Sono danni a lungo termine?

«La scottatura in sé guarisce completamente. Però aver avuto ripetute scottature può costituire un fattore predisponente allo sviluppo di alcuni tumori della pelle». 

Quale prevenzione usare?

«La prevenzione deve essere molto accurata e va fatta con creme solari che devono essere di qualità, e ad alta o altissima protezione a seconda del fototipo della persona: dal fattore 50 in su. La crema va applicata prima dell’esposizione al sole, e ripetutamente ogni due o tre ore. Bisogna aver cura di applicarla su tutte le parti esposte».

Quali altri consigli per proteggersi?

«Per gli occhi ci vogliono occhiali da sole con paraocchi laterali, perché quelli che usiamo solitamente non danno la massima protezione; quelli da ghiacciaio sono fatti in modo da proteggere l’occhio anche dalle infiltrazioni laterali del sole, senza appannarsi. Bisogna usare obbligatoriamente un berretto, con paraorecchie o con tesa larga che aiuti a tenere più in ombra tutta la faccia e il collo. Questo è evidente in alta montagna, dove la faccia è l’unica parte scoperta, ma forse non è superfluo dirlo, bisogna proteggere ogni parte del corpo: se siamo a 2500 metri, fa caldo e ci mettiamo per due ore a torso nudo al rifugio, rischiamo di ustionarci completamente».

Quando, invece, si rischia il colpo di calore?

«La termoregolazione è un meccanismo del nostro organismo che ci permette di rimanere a 36°, più o meno 0,5°. In ogni momento della nostra vita l’organismo lavora per l’omeostasi della temperatura, ma quando non riusciamo a mantenerla, si sviluppano situazioni molto pericolose per la vita, quali l’ipotermia o l’ipertermia. Il colpo di calore può svilupparsi quando svolgiamo attività fisica intensa in giornate calde e particolarmente umide e non riusciamo a diminuire la temperatura del nostro corpo tramite la sudorazione, soprattutto se portiamo vestiti non traspiranti. I primi sintomi sono affaticamento, senso di sete, malessere, vertigine, ma si può arrivare a situazioni estreme come il coma. Ci si deve fermare, mettere al riparo dal sole e bere molta acqua. Attenzione a bambini e anziani che avvertono poco i primi sintomi del colpo di calore e che più spesso sviluppano forme gravi».

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