La tragedia del Vajont? La realtà dice che si è moltiplicata. Ne è convinto Marco Paolini: attore, drammaturgo, artista a tutto tondo, che ha avuto il merito di portare all’attenzione del grande pubblico il disastro del 9 ottobre 1963. La sua orazione civile, infatti, era stata trasmessa sulle reti Rai, in prima serata, nel 1997.
E ora, a 26 anni di distanza da quell’appuntamento e a 60 dalla catastrofe, Paolini riprende in mano il Vajont. E lo “attualizza”. Perché, a quanto pare, la sciagura con i suoi duemila metri ha insegnato poco o nulla. Come conferma l’alluvione in Emilia Romagna, solo per citare l’evento calamitoso più vicino in ordine di tempo: «Da noi cade una media di due frane al giorno – ha raccontato nel suo monologo -. Sono almeno mille anni da quando abbiamo cominciato a registrare le frane, che abbiamo questo conteggio. Abbiamo una frana a pasto e una a cena. Siamo il Paese d’Europa che ha più frane di tutti gli altri messi insieme». Riavvolgere il nastro al 9 ottobre 1963 non serve solo a ricordare: «Serve a ribellarci. A ribellarci. A ribellarci».
Da qui, nasce un progetto che prenderà forma proprio il prossimo 9 ottobre: «In cento teatri tutti insieme trasformeremo il monologo del Vajont in un coro. Il titolo diventerà “Vajonts”, per raccogliere altre storie di questo Paese, della crisi idrica, della fragilità idrogeologica. Storie che creano emergenze e paure».
Storie che riguardano tutti. Nessuno escluso.





