Domani (domenica 2 luglio) verranno celebrati i trent’anni del rifugio Pian de Fontana: di una struttura che si trova all’interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, sul passaggio dell’Alta Via numero 1, e che è entrata nel cuore di tutti coloro che amano la natura. Non solo nel Longaronese, ma nell’intera provincia. E oltre. Trent’anni, sì. Proprio come quelli del Parco, per un doppio anniversario di particolare suggestione.
Entrando nelle pieghe del programma, si scopre che il ritrovo è fissato alle 10.30: mezz’ora più tardi, spazio al saluto delle autorità e, a seguire, verrà celebrata la messa. Quindi, il pranzo alle ore 13, arricchito dall’intrattenimento del coro “Voci delle Dolomiti”.
I lavori sono iniziati nel 1983, sotto l’amministrazione del sindaco Ilario Venturoli, e hanno visto la fine due lustri più tardi, mentre la struttura è stata edificata dove un tempo sorgeva l’omonima malga: in una zona che, fino agli anni Cinquanta, veniva monticata con cento capi di bestiame.
A scrivere la storia di Pian de Fontana ha contribuito il Club alpino italiano, con la sezione presieduta da Giacomo Cesca e Adriano De Lorenzi. Come si arriva? Da Soffranco, attraverso la Val del Grisol, Val dei Ross o dal rifugio Bianchet. O ancora dal rifugio Pramperet Sommariva. Per conto del Cai, è gestita con cura, professionalità e passione da Elena Zamberlan e Antonio Gavino Tedde. Posto a 1.632 metri d’altitudine, il rifugio vanta 48 posti interni e 32 esterni, oltre a 24 posti letto. Ed è aperto fino a settembre.






