Il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin ha incontrato nei giorni scorsi i referenti dei pescatori della Federazione bacini di pesca, per aggiornarli sulle ultime novità in materia di attività alieutica. Sul tavolo, la nuova carta ittica regionale, approvata a fine 2022, e il nuovo regolamento che entrerà in vigore dalla prossima stagione di pesca. Con l’occasione, la Provincia ha potuto spiegare ai pescatori anche i progetti di valorizzazione dei due centri ittiogenici di Bolzano Bellunese e Tomo, strutture nelle quali viene allevata la trota marmorata del ceppo Piave, specie autoctona dei corsi d’acqua bellunesi.
Per i due impianti, sono state investite complessivamente risorse per 1,4 milioni di euro, derivanti da cofinanziamenti del Fondo Comuni confinanti e regionali, oltre a fondi provinciali per quasi 500mila euro. E la scorsa settimana il consiglio provinciale ha approvato un accordo con Veneto Acque per proseguire con la valorizzazione e procedere con la realizzazione delle opere previste a progetto, a partire dal miglioramento della captazione di acqua per alimentare le vasche di incubazione del pesce. «Nel giro di qualche mese sarà completata la prima parte dei lavori sulle due strutture e contiamo di vedere le opere realizzate nel 2024» ha spiegato Padrin. «Quando gli interventi saranno finiti, avremo due centri ancora più d’eccellenza, che già oggi risultano fondamentali per gestire non solo l’attività di pesca, ma la salvaguardia della popolazione ittica dei nostri corsi d’acqua».

Nell’incontro sono state passate in rassegna anche le esigenze principali sollevate dai bacini di pesca, tra cui il problema della fauna ittiofaga (in particolare i cormorani).
«Ritengo importante questo genere di confronti, a cui daremo seguito con altri incontri di aggiornamento tra Provincia e bacini di pesca. I pescatori infatti rappresentano presidi fondamentali per la tutela dei corsi d’acqua» commenta il presidente della Provincia. «Se in questi anni abbiamo potuto affrontare un importante percorso di “ritorno a casa” delle funzioni di caccia e pesca, ottenendo quell’autonomia che la Regione ci ha in parte riconosciuto, è anche grazie al lavoro silenzioso ma prezioso dei pescatori e dei cacciatori nella collaborazione con la Provincia a una gestione corretta e oculata della fauna selvatica e ittica».





