«Belluno, provincia di libere persone: diffondiamo la cultura del rispetto»

«Belluno, provincia di libere persone: diffondiamo la cultura del rispetto»

Rendere la provincia di Belluno una provincia di libere persone. È la proposta dell’Associazione Dafne e della cooperativa sociale Blhyster alla luce dei dati emersi nell’ambito del progetto Otuia/Aiuto per la prevenzione delle violenze sui minori. 

Grazie alla mappatura del territorio provinciale effettuata dalla Cooperativa Blhyster nell’ambito del progetto, è stato possibile raccogliere dati su quanto è stato fatto, si sta facendo ed è in programma per il futuro, a supporto delle persone LGBTQIA+. Dai dati raccolti emergono la presenza di svariate offerte in provincia, prive però di un coordinamento, e una presenza attiva del volontariato. Sono invece rare le azioni di sensibilizzazione della comunità su questa realtà ed è scarsa l’offerta dei servizi di pubblica sanità. 

Se la mappatura permette di capire quali sono gli attori presenti in provincia, da essa non emerge la realtà delle persone LGBTQIA+: adolescenti non compresi da genitori in difficoltà; vittime di bullismo da parte di coetanei non inclusivi; educatori impreparati. 

«Queste realtà si trasformano in patologia, in disforia, sofferenza – spiegano Francesca Pallotta, presidente dell’associazione Dafne, e Francesco Santin, presidente della cooperativa Blhyster -. Ci sono per fortuna anche genitori accoglienti, che però non sanno dove e da chi farsi aiutare. Allora c’è internet e cominciano calvari di viaggi lunghi, frequentemente, in quei centri di eccellenza che sono lontani da Belluno, lontani dal diritto alla cura e al benessere di cui hanno bisogno i loro figli. Belluno appare come città di periferia, dove è più difficile esprimere le proprie scelte». 

Dafne e Blhyster sostengono «una proposta concreta di obiettivi, raggruppati con il nome di “Belluno, provincia di libere persone”, auspicando che Belluno si identifichi con la risoluzione del Parlamento Europeo dell’11 marzo 2021, che ha proclamato l’Unione Europea come zona di libertà delle persone».

La proposta prevede la creazione di un polo di servizi, proposti da una rete di soggetti già operanti sul territorio e/o interessati alle tematiche e problematiche relative alle varianze di genere, che si occupi di accoglienza, informazione, indicazioni su figure professionali, consulenza, sostegno, protezione a favore di persone LGBTQIA+ vittime di discriminazione e in situazioni di marginalità. 

«Pensiamo a uno spazio di iniziativa culturale, sociale, politica, aperto a tutte le persone LGBTQIA+, senza distinzioni religiose, etniche, politiche, di cittadinanza, per favorire la crescita di soggettività consapevoli”, spiegano i promotori dell’iniziativa. «Per questo desideriamo coinvolgere contribuendo in termini di saperi e suggerimenti, una rete costituita da quanti hanno risposto al questionario della mappatura e tutti i soggetti pubblici e privati interessati a sostenere la realtà LGBTQIA+». L’obiettivo è quello di creare un soggetto con un proprio statuto e una carta dei servizi, basato sull’impegno di personale professionista e volontario, con una formazione specifica sulle varianze di genere.

Tale realtà si occuperà di attivare percorsi formativi, diffondere una cultura del rispetto, del benessere e dell’inclusione, favorire l’autodeterminazione e fornire strumenti sui diritti esigibili, nonché sulle risorse attivabili a favore delle persone LGBTQIA+.

Per informazioni e adesioni, bellunoliberepersone@gmail.com.

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