Non è solo una questione di stipendi. E neppure di invecchiamento e spopolamento. È un mix di fattori. Ed è micidiale. Nei prossimi anni l’offerta di lavoro supererà abbondantemente la platea di lavoratori a disposizione. E alcuni settori scricchiolano. La sanità è in crisi già adesso. Seguiranno a ruota il sociale, il turismo e il commercio. A scattare la fotografia, a tinte quanto mai fosche, è la Cgia di Mestre.
IL DATO
L’analisi parte dal dato dei pensionamenti. Ne sono previsti davvero tanti nei prossimi anni. Normale in un’Italia che invecchia. Solo che il turnover non è scontato. Anzi.
Tra il 2023 e il 2027 il mercato del lavoro italiano richiederà 3,8 milioni di addetti: di cui 2,7 milioni (pari al 71,7% del totale) in sostituzione delle persone destinate ad andare in pensione e più di un milione di nuovi ingressi (il 28,3%) legati alla crescita economica prevista in questo quinquennio.
Dei 2,7 milioni di addetti totali che nei prossimi anni scivoleranno verso la quiescenza, la metà, poco meno di 1,4 milioni, interesserà i dipendenti privati e oltre 670 mila ciascuno il pubblico impiego e il mondo del lavoro autonomo.
I SETTORI CHE PAGANO PEGNO
Se si analizzano le filiere produttive ed economiche più interessate dall’esodo degli occupati verso la pensione, in termini assoluti si trovano la salute (331.500 addetti), attività immobiliari, noleggio/leasing, vigilanza/investigazione, gli altri servizi pubblici e privati (pulizia, giardinaggio e pubblica amministrazione che non include la sanità, l’assistenza sociale e l’istruzione) con 419.800 unità. E in particolar modo, il commercio e il turismo (484.500).
A livello regionale, nel prossimo quinquennio l’incidenza percentuale della domanda sostitutiva sul fabbisogno occupazionale totale interesserà, in particolare, il Veneto (73,4%), il Molise (78,5%), il Piemonte/Valle d’Aosta (82%), l’Abruzzo (82,5%) e la Liguria (85,5%).
SOS TURISMO
Come farà il turismo montano a trovare addetti? L’allarme viene lanciato periodicamente e ripetutamente dalle associazioni degli albergatori, che faticano da anni a trovare gli stagionali. E i numeri non fanno che confermare. Già per la prossima stagione estiva sarà difficile reperire manodopera, tra cuochi, camerieri e figure simili.





