Prima la pandemia, poi le bollette da capogiro. Gli effetti sono devastanti per chi ha una piccola impresa. E più di qualcuno è costretto a chiudere. Un’ecatombe che sta colpendo soprattutto commercio e ristorazione: oltre 100 le serrande chiuse nell’ultimo triennio in provincia di Belluno. Se si guardano in prospettiva i rincari energetici e la crisi che avanza, si rischia di dover ritoccare al rialzo il numero dei “morti”.
I NUMERI
La fotografia della situazione arriva dal Centro studi della Camera di Commercio, che ha preso in analisi il terzo trimestre 2022 (vale a dire il periodo giugno-settembre).
In provincia di Belluno la consistenza delle sedi d’impresa, pari a 13.818 unità al 30 settembre 2022, risulta in crescita rispetto allo scorso giugno (+25 sedi), ma in flessione su base annuale (-75 unità). Si conferma invece il trend di crescita delle unità locali, pari a 4.544 unità, che fanno registrare incrementi su tutti i periodi osservati (+106 rispetto a settembre 2021).
BENE LE COSTRUZIONI
I settori con consistenza in crescita sono: le costruzioni (+5 su base annuale), le attività immobiliari (stabili nel trimestre, +17 sedi nell’ultimo anno), l’alloggio che, in particolare su base annua guadagna +15 sedi e +18 filiali dipendenti.
Il manifatturiero, che si mantiene stazionario per le sedi d’impresa rispetto al trimestre precedente (+3), accusa una contrazione su base annua pari a -29 unità, di cui un terzo costituite da imprese artigiane (-9 unità). La diminuzione interessa quasi tutti i principali settori economici, ma in particolare le attività collegate all’occhialeria (-9 sedi).
Il comparto dei servizi alle persone risulta pressoché stazionario sia rispetto al trimestre che all’anno precedente: effetto di una compensazione fra crescita nella sanità e assistenza sociale di +10 imprese e contrazione di 15 imprese nelle altre attività dei servizi.
L’agricoltura si mantiene sopra alla stazionarietà su base trimestrale (+6), ma perde 11 sedi d’impresa rispetto a settembre 2021.
MALE COMMERCIO E RISTORAZIONE
Nota dolente: il commercio. Risulta il settore in maggiore sofferenza perché perde 54 sedi d’impresa su base annua, concentrate soprattutto nella tipologia al dettaglio (-39) e solo parzialmente compensate dalla crescita di filiali dipendenti (+8). Rispetto a settembre 2019 la consistenza delle sedi del comparto totale si è ridotta di 146 unità.
In parallelo, il settore della ristorazione risulta in flessione: -20 sedi d’impresa rispetto a un anno fa.
L’ANALISI
«I dati della demografia d’impresa al 30 settembre tornano a evidenziare le tendenze già commentate nel trimestre precedente: il comparto dell’edilizia continua a trainare la crescita delle imprese su base annua – sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza – ancora per effetto dei vari incentivi che hanno “drogato” la domanda e saturato la capacità produttiva del comparto. Dall’altro lato, continua la sofferenza del commercio al dettaglio, con chiusure che vanno a impoverire il tessuto urbano. Ma fin qui è quanto successo fino a settembre. Temo che nei prossimi mesi, e soprattutto con il giro di anno, la nata-mortalità d’impresa potrà peggiorare. Bisogna intervenire in fretta per mitigare gli effetti dei rincari energetici. Continuo ad incontrare esercenti che, nella disperazione, mi comunicano che sono costretti a chiudere e a lasciare a casa i propri collaboratori. Famiglie che rimangono senza reddito, città che si svuotano, centri che rimangano senza i negozi di vicinato, filiere d’impresa che si interrompono. Ribadisco che bisogna fare presto».





