Il Parco nella bufera. De Pellegrin lascia e sui social parte l’idea di abolirlo

Il Parco nella bufera. De Pellegrin lascia e sui social parte l’idea di abolirlo

Il Parco nazionale Dolomiti bellunesi perde i pezzi. Non male, dopo aver perso la faccia nella vicenda della Pedavena-Croce d’Aune (Pedavena-Croce d’Aune, il Parco ha detto “Ni”: «Possibile solo all’esterno dei nostri confini»). C’è chi lascia (è il caso del sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin) e c’è addirittura chi propone – via social – una petizione per abolire l’ente, reo di non fare gli interessi del territorio e dei bellunesi. Una cosa è certa: per recuperare (il livello di reputation – come dicono gli esperti di comunicazione – è ai minimi storici e non è mai stato altissimo, a dirla tutta) servirà che il Parco cancelli il “no” dal suo vocabolario e dica “sì” a tutti. Ma solo questo fa venire meno i presupposti dell’esistenza di un Parco. Tradotto: siamo al paradosso.

LE DIMISSIONI

Intanto qualcuno se n’è andato sbattendo la porta. Camillo De Pellegrin sedeva nel direttivo del Parco. Ieri (16 agosto) ha deciso di abbandonare la nave. I motivi li ha delineati lui stesso in un corposo comunicato. In sintesi: la decisione di negare la Pedavena-Croce d’Aune non va bene.

«La gara si snoda sulla strada provinciale 473. Viabilità regolarmente e ordinariamente destinata al transito dei veicoli, senza particolari limitazioni, così come confermato dall’articolo 18 del Regolamento del Parco» premette De Pellegrin. «La decisione, assunta a maggioranza, è stata di interpretare in modo letterale il solo articolo 29 del regolamento, senza operare una lettura combinata con il disposto dell’articolo 18 comma 1° del medesimo, a mente del quale, all’interno del Parco, la circolazione  sulle strade regionali, provinciali e comunali (la cui circolazione è quindi regolata dal Codice della Strada anche per quanto riguarda le relative competizione sportive con veicoli a motore) prive di divieto di transito è normalmente consentita. Era pertanto possibile, dal mio punto di vista, operare un’interpretazione, o meglio una precisazione della portata dell’articolo 29, che esplicitasse l’ambito di operatività del divieto di gare con veicoli a motore: al di fuori delle strade sopra citate, normalmente destinate alla circolazione veicolare. Interpretazione possibile e che sembra essere stata sposata anche dal Ministero della Transizione ecologica (deputato all’esame preventivo del regolamento del Parco a cui la struttura e il Comune di Pedavena si erano rivolti proprio per la questione in oggetto)». 

De Pellegrin sottolinea quelle che sono le finalità delle disposizioni regolamentari del Parco, vale a dire «la tutela dell’area protetta, come previsto dalla legge 394/1991. Trovo quindi illogico con una mano vietare la competizione, per un mero formalismo, e con l’altra, come deciso e annunciato in conferenza stampa, avviare la procedura di modifica dell’articolo in questione per consentire un futuro svolgimento della competizione; acclarando così, nel caso di specie, l’assoluta mancanza di un fondamento sostanziale della disposizione, mancando, evidentemente, un qualsivoglia potenziale danno al territorio del Parco derivante dallo svolgimento della gara stessa. Diversamente si sarebbe detto che la disposizione regolamentare oggi in vigore ha la sua ragione d’essere e così va applicata, in questa occasione, come in quelle future riguardanti altre manifestazioni. Si parla invece di “leggerezza” degli amministratori che non si sono accorti della “manina” che ha inserito la disposizione capestro, sconfessandone così la necessità». 

De Pellegrin se ne va aprendo una discussione che non si preannuncia di facile soluzione: «Il Parco – conclude – deve valorizzare e tutelare il territorio, non deve porre inutili ostacoli burocratici, privi di sostanza, allo sviluppo delle Comunità che ci vivono e al mantenimento delle tradizioni che le contraddistinguono e arricchiscono».

LA PROVOCAZIONE

Intanto, fuori dalle stanze dei bottoni, la gente parla. E il Parco, che non è mai stato nei pensieri felici dei bellunesi ma ha occupato più facilmente le chiacchiere da bar, è oggetto di strali incrociati. Qualcuno addirittura propone di abolirlo. La petizione, nel caso partisse per davvero, raccoglierebbe consensi numerosi, c’è da starne certi.

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