«Sanità veneta, c’è un progressivo impoverimento dell’informazione»

«Sanità veneta, c’è un progressivo impoverimento dell’informazione»

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del Coordinamento Veneto Sanità Pubblica

L’assessore alla Sanità e Sociale della Regione Veneto ha recentemente proposto, sotto forma di emendamento a un Progetto di Legge in Consiglio Regionale, la modifica dell’art 115 della L.R 11/2001 che porta a eliminare l’obbligo di relazionare, con cadenza semestrale, alla competente commissione consiliare in ordine all’andamento della spesa sociale e sanitaria dell’anno in corso.

La proposta, grazie anche all’intervento delle opposizioni, è stata poi modificata in una relazione da presentarsi con cadenza annuale.

A nostro avviso questo tentativo si inserisce pienamente in un clima di progressivo impoverimento dell’informazione che riguarda la sanità del Veneto.

Ancora un mese fa era stata rilevata la mancanza da due anni della relazione socio-sanitaria che la Regione è obbligata a presentare annualmente entro il 30 giugno. Nonostante le rassicurazioni dell’assessore, secondo la quale le relazioni sono state già preparate e sono disponibili, di fatto ogni richiesta a riguardo da parte di alcuni Consiglieri non ha consentito di acquisire alcun documento.

Per fare un esempio significativo: da 5 anni la Regione non elabora alcun report su personale, utenza e prestazioni dei servizi di salute mentale, così come nessun report con questi dati è mai stato prodotto relativamente ai Servizi per le Dipendenze e alla Neuropsichiatria Infantile.

I report annuali redatti dal Ministero della Salute, sulla base dei flussi regionali, di fatto non consentono di soddisfare il bisogno di informazioni che permettano di conoscere quel che accade a livello sia regionale che di singola realtà locale. Tantomeno si riesce ad avere dati contestuali, considerata la sfasatura di due anni fra pubblicazione e dati di riferimento.

Il Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP) ha fatto due tentativi di avere dati più recenti, riguardanti anche le singole realtà locali, attraverso lo strumento dell’accesso civico agli atti da parte di cittadini. Il primo, relativo alla sola salute mentale, ha consentito di avere meno della metà dei dati richiesti. Il secondo, relativo ai servizi per le dipendenze, alla residenzialità psichiatrica, ai costi della salute mentale e ai servizi per minori, a distanza di un mese dalla domanda non ha ancora ottenuto alcuna risposta.

Ancora, la richiesta di avere a disposizione i dati relativi alle contenzioni meccaniche effettuate in ospedale, previsti come obbligo annuale già per il 2020 e 2021, ha ottenuto solo una lettera dalla Regione che comunica che questi, di fatto, non esistono.

Quello che vediamo consolidarsi è un atteggiamento che non ritiene di dovere condividere alcun dato con la cittadinanza, senza cioè sentire alcun obbligo di restituire una doverosa oggettiva informazione sullo stato di servizi che – in contrasto con la percezione degli utenti e senza che vi sia alcun dato a supporto – vengono ufficialmente descritti come eccellenze.

Non possiamo non interrogarci su quale sia il modello di governance che si propone ai cittadini attraverso programmazioni che non contengono alcuna descrizione analitica della realtà da cui si parte e per la quale si propongono soluzioni, e per le quali non viene offerta poi alcuna verifica di processo e di esito.

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