“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”. La poesia di Salvatore Quasimodo risuona nella sala del Museo dei Sogni di Feltre, gremito all’inverosimile. Sindaci e comunità civile, il ministro D’Incà, parlamentari, consiglieri regionali… E poi l’episodio biblico di Caino e Abele, distante e vicino allo stesso tempo, simbolico proprio come la cerimonia di ieri (19 marzo), durante la quale un ragazzo russo e una ragazza ucraina hanno ricevuto due mattoni impastati con le terre del mondo (in foto), da consegnare agli ambasciatori a Roma di Russia e Ucraina. Insieme, una petizione a Putin e Zelensky, sottoscritta da tutte le personalità politiche e dagli amministratori presenti, con la richiesta di pace.
«Un piccolo simbolo, un gesto insignificante forse» ha detto Aldo Bertelle, “padre” di quel Museo dei Sogni che raccoglie le terre di 199 Paesi del mondo. «Ma come dice un vecchio adagio, “agli ingenui la cosa parve impossibile, quindi la fecero”».
In realtà, il gesto, per quanto simbolico, è carico di speranza. Di quella speranza consegnata ai due ragazzi i cui popoli sono fratelli eppure in guerra. Di quella speranza che prenderà forma in un ponte, proprio nel cortile del Museo. «Un ponte costruito con pietre pesanti» ha detto Bertelle. «La prima l’abbiamo presa dalla base Nato smantellata sul Monte Grappa. Ma chiunque può portarci qui pietre pesanti. Ci costruiremo il nostro ponte della pace».
Pace che deve partire da un punto fermo. Come ha detto il sindaco di Feltre, Paolo Perenzin, che ha citato Salvatore Quasimodo e l’episodio della Genesi. «Dio ha detto “chiunque toccherà Caino subirà la vendetta sette volte”. Quindi dobbiamo fermare la catena. Chiediamo la pace. Punto».









