C’è un secondo nome nella lista dei pretendenti alla poltrona di sindaco di Belluno, che Jacopo Massaro lascerà libera dopo dieci anni al comando di Palazzo Rosso. Dopo il bicampione paralimpico Oscar De Pellegrin, che è già sceso in campo ufficialmente con la sua lista “Belluno al centro” e l’appoggio di Forza Italia, Lega e delle tre liste civiche al momento in opposizione consiliare (mentre con Fratelli d’Italia l’accordo deve ancora essere definito) rompe gli indugi anche Lucia Olivotto. In una conferenza stampa che ha anticipato di qualche ora il vertice del Centro sinistra che si è svolto poi nel pomeriggio, ieri mattina l’attuale vicesindaco ha ufficializzato il suo nome tra quelli che saranno discussi nel tavolo che mette insieme Pd e civiche di supporto a Massaro.
«La spinta decisiva è venuta dalla richiesta partita da un gruppo di cittadini con una raccolta firme – spiega -. Un esempio di democrazia dal basso che sarà pure un po’ demodee ma che ho apprezzato molto. E così, dopo qualche giorno di riflessione, ho sciolto le mie riserve».
L’accelerazione imposta da Olivotto spariglia un po’ le carte, facendo affiorare un po’ di nervosismo tra gli alleati. Ma l’esponente di “Insieme per Belluno” e assessore al bilancio smorza le polemiche: «Io mi metto a disposizione della squadra, per un progetto che sia buono per la città. Naturalmente il mio nome dovrà essere valutato, come gli altri che verranno fatti. L’obiettivo è sempre quello di trovare unità di intenti e un candidato che rappresenti al meglio tutto il Centro Sinistra». Non sarà facile, ma Olivotto resta ottimista e non disdegna le primarie: «Sono un buon strumento, ma vanno un po’ rinverdite, magari con l’idea del ticket sindaco – vicesindaco». In ogni caso, Olivotto precisa di essere disposta a fare un passo indietro, se ci saranno le condizioni. «Credo che sia necessario ragionare non solo sul candidato, ma sull’intera compagine di governo, che dev’essere il più autorevole possibile».
Al tavolo Olivotto conta di portare dieci anni di esperienza amministrativa ed alcune idee “di sinistra”. Come una revisione delle politiche tributarie: «Penso a scaglioni progressivi più netti. Purtroppo è una scelta che non dipende solo dal Comune, perché lo Stato non sta andando nella direzione dell’autonomia impositiva che si auspicava. Anzi, i nuovi scaglioni Irpef sono più schiacciati di prima».
Dopo dieci anni al fianco di Jacopo Massaro, Olivotto non può certo giocare la carta del rinnovamento, ma ha idee chiare su alcuni punti specifici. Come, ad esempio, la necessità di recuperare un maggiore contatto con i cittadini: «Negli ultimi anni si è un po’ perso, anche a causa degli eventi che sono accaduti, da Vaia alla pandemia. Ma è una cosa sulla quale io punto molto, non possono bastare i social network per parlare con la città». C’è spazio anche per il Nevegal: «L’operazione che stiamo facendo, ovvero una collaborazione tra pubblico e privato, è l’unico modo perché la gestione degli impianti sia sostenibile».
Un passaggio anche per quanto riguarda vandalismi e sicurezza: «Di sicuro è giusto che chi sbaglia paghi, ma non serve dotare di pistole i vigili urbani o puntare solo sulla repressione. Occorre capire le cause del disagio e combatterle con la cultura e le opportunità. Bisogna riempire la città di contenuti per i giovani».
Ora la palla passa al tavolo, che si sta riunendo da mesi a cadenza regolare. Ultimo incontro, in ordine di tempo, ieri pomeriggio. Si è cominciato a ragionare sui possibili candidati. Oltre ad Olivotto i nomi sono quelli già noti: Giuseppe Vignato, Irma Visalli, Roger De Menech e la novità di Biagio Giannone, attuale assessore ai lavori pubblici.





