Ormai è sicuro: possiamo parlare di quarta ondata di covid -19. Lo certificano i dati sull’andamento della pandemia. Anche in provincia di Belluno, come nel resto del Veneto, le ultime due settimane hanno visto un sensibile incremento dei nuovi casi di coronavirus. Si viaggia al ritmo medio di quasi 40 al giorno. Nell’ultima settimana, infatti, l’Ulss 1 Dolomiti segnala che sono stati 260 i casi di positività al coronavirus venuti alla luce, 79 in più rispetto ai sette giorni precedenti. Numeri che non si vedevano dallo scorso mese di marzo, all’inizio di quella che poi sarà catalogata come “terza ondata”.
Di conseguenza cresce impetuosamente anche l’incidenza settimanale. Nell’ultima settimana si attesta a quota 130 nuovi casi ogni 100mila abitanti, in linea con il resto del Veneto. Ma se prendiamo in considerazione un periodo appena più lungo, vediamo che a inizio novembre Belluno stava meglio del resto della Regione, con un’incidenza di 61: meno della metà di oggi.
Dei 260 nuovi casi settimanali, 192 (ovvero il 74%) sono concentrati nelle fasce d’età più mobili a livello sociale, ovvero giovanissimi e lavoratori. Nella fascia d’età 0-14 anni si sono registrati 63 contagi, mentre ben 129 hanno interessato la popolazione tra i 25 e i 64 anni. Ma se nel primo caso il dato si può spiegare con la non vaccinabilità per motivi anagrafici, nel secondo è chiaro che l’alto numero di contagi è dovuto ad una copertura vaccinale ancora largamente incompleta.
Come già emerso negli ultimi giorni, il report settimanale dell’Ulss 1 dimostra chiaramente come l’area più colpita da questa nuova ondata di coronavirus sia il Comelico. Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, San Nicolò Comelico e Comelico superiore hanno tutti un’incidenza di oltre 250 casi ogni 100mila abitanti. E’ vero che parliamo di territorio poco abitati e quindi suscettibili di variazioni elevate anche con pochi casi, ma che il virus circoli eccome lo dimostrano le chiusure dei plessi scolastici. Sono ancora a casa gli alunni delle elementari e medie di San Pietro di Cadore, in attesa degli ultimi risultati dei tamponi di controllo, mentre da sabato è chiuso anche il plesso scolastico di Santo Stefano. La mappa provinciale del contagio, comunque, mostra come tutti i territori siano alle prese con nuovi casi: le uniche aree “covid free” sono in questo momento l’Alpago e quasi tutto l’Agordino (ad eccezione di Voltago e Agordo).
Un quadro epidemico che deve tenere alta l’attenzione, ma che dimostra anche come la vaccinazione funzioni. A fronte di un grande incremento di casi, resta bassa la percentuale di bellunesi ricoverati per covid. Al momento sono 6 i pazienti ricoverati al “San Martino” di Belluno, tutti in area non critica e di età mediamente elevata: hanno 68,74, 75, 81, 85 e 91 anni. E c’è un paziente in terapia intensiva, ricoverato a Feltre, ma proveniente da altra Ulss.
Con la percentuale di vaccinati sopra quota 81% c’è però uno zoccolo duro di bellunesi che non intende immunizzarsi e preferisce ricorrere al tampone rapido per ottenere il greenpass valido due giorni. E così l’alto afflusso di cittadini nei drive – in gestiti dall’Ulss crea ciclicamente dei disagi: come accaduto domenica, quando è andato in tilt il punto tamponi di Feltre, a causa del gran numero di bellunesi che vi si è recato senza prenotazione. In totale, nell’ultima settimana sono stati 19.000 i tamponi antigenici per greenpass effettuati in provincia, oltre 13.500 dei quali nelle farmacie.





