Oltre un migliaio di persone in piazza per difendere Acc e Ideal Standard

Oltre un migliaio di persone in piazza per difendere Acc e Ideal Standard

Il territorio chiama, il territorio ha risposto.

Più di mille persone, questa mattina, si sono raccolte in piazza Papa Luciani, a Mel di Borgo Valbelluna. E hanno dato seguito all’appello del sindaco, Stefano Cesa e dei sindacati alla mobilitazione per salvare Acc e Ideal Standard, le due storiche aziende del territorio che stanno attraversando la più complicata crisi della loro esistenza.

In gioco ci sono oltre 800 posti di lavoro e la storia industriale di un intero territorio. Ecco perché sotto il municipio di borgo Valbelluna c’erano tutti: lavoratori, rappresentanti sindacali, i sindaci della Valbelluna, il ministro Federico D’Incà, i parlamentari Dario Bond, Luca De Carlo e Roger De Menech e l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan. Presenti pure i due vescovi di Vittorio Veneto (della cui diocesi fa parte Borgo Valbelluna) e Belluno – Feltre, Corrado Pizziolo e Renato Marangoni. Che avevano partecipato, due anni fa, ad un’analoga manifestazione per la salvezza di Acc.

«Questa è una grande ondata di bene – spiega il vescovo di Belluno – di un territorio che chiede di poter far sentire la propria voce a tutti i livelli. Cosa che forse in due anni non è avvenuta. E noi dobbiamo arrestare questo rischio e riprendere il valore profondo di appartenenza ad un territorio che ha la sua storia e le sue peculiarità. Il nostro è un appello all’intera comunità».

Tra i volti si legge preoccupazione, ma non scoramento. «Il popolo bellunese non è solito scendere in piazza per alzare la voce – le parole dal palco del sindaco Cesa – ma se siamo qui è per difendere dignità, orgoglio e il lavoro. Una parola che nella Costituzione ricorre ben 19 volte». Rivolgendosi al ministro Giorgetti, Cesa ha specificato «Non siamo qui per difendere l’indifendibile, ma a chiedere se dietro questa grande crisi industriale ci sia davvero la volontà politica di trovare soluzioni tecniche ed economiche per un rilancio industriale sostenibile».

«Per dimensioni e impatto stiamo parlando di una crisi nazionale – aggiunge Donazzan – che colpisce due realtà diverse ma con tratti comuni. Che sono la laboriosità e l’attaccamento dimostrato dalla gente». Per Acc l’assessore regionale parla di “miracolo”: «Quello realizzato finora dal commissario straordinario Maurizio Castro e dagli operai, che da un anno stanno portando avanti la produzione mettendo parte del loro stipendio a disposizione per comprare materie prime, nella totale assenza di qualsiasi aiuto da parte dello Stato». Per la salvezza dello stabilimento, Donazzan ha invocato l’intervento di Electrolux («ha recentemente investito 130 milioni di euro») o di Fincantieri («necessita di refrigeratori per le sue navi e potrebbe prendersi cura di Acc e rilanciarla»)., “In ogni caso – continua – il prossimo 20 novembre non dovrà essere una scadenza. L’amministrazione straordinaria deve proseguire fino al termine previsto”.

E per quanto riguarda Ideal Standard? «La fabbrica è del territorio e dei lavoratori, che hanno materialmente contribuito a realizzare il nuovo forno. Qui non si tratta di capire chi siamo noi, lo sappiamo benissimo, ma di raccontare a tutti cosa siano Acc e Ceramica Dolomite».

L’intervento di Fincantieri è stato invocato anche dal ministro Federico D’Incà, che ha invitato il collega Giorgetti a prendere in considerazione la sua disponibilità a prendersi carico di Acc, anche solo in via temporanea. «Mio padre – aggiunge D’Incà – ha lavorato 9 mesi in Ceramica Dolomite e moltissime persone che conosco personalmente lavorano lì o all’Acc. Io, che sono nato e cresciuto qui, ho ben presente il valore anche sociale di queste due aziende, ed è per questo che sto combattendo da quando sono in parlamento per garantire la continuità produttiva».

A prendere la parola anche Paolo Feltrin, ex professore di scienza dell’amministrazione all’università di Trieste: «Per il rilancio di questi territori bisogna cambiare le norme europee che regolano l’autorizzazione agli aiuti di stato – spiega – perché non basta il tasso di disoccupazione come parametro da prendere in considerazione. Il Bellunese ha perso 40mila persone, che se ne sono andate in questi anni dal territorio. Vanno calcolate come disoccupati, e allora il tasso di disoccupazione non sarebbe più del 4, ma del 18%».

Inoltre, per Feltrin, serve rendere di nuovo attrattiva la montagna per gli investitori: «Una cosa che si traduce nella parola accessibilità. Serve permettere alle merci e alle persone di spostarsi in fretta. L’esempio è quello della via Emilia, motore del rilancio di un intero territorio».

La soluzione va trovata nei soldi del Pnrr, ma non solo: «Le risorse ci sono – conclude Feltrin – ma bisogna far sì che la priorità per il governo sia il superamento delle disparità territoriali. Serve fare lobby, ma a Roma, non a Belluno: qui non si decide nulla».

Una cosa è certa, nessuno si arrende: «No di certo – dicono in coro i sindacati – come dimostra la piazza piena. Oggi abbiamo raggiunto un ottimo risultato di unità e questo ci dà la forza per continuare la battaglia. Ma non è più il tempo delle domande, servono risposte rapide da parte della politica».

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