Un bambina, o poco più. Alla stazione ferroviaria, insieme ai suoi paesani. È il 1921 e sul treno c’è la salma del “milite ignoto” diretta verso Roma. È il fil rouge de “Il treno dell’Ignoto”, ultimo libro della bellunese Paola Zambelli (edito dalla Biblioteca dei Leoni).
Un romanzo che mette insieme undici racconti, attuali perché ricorrono i cento anni dall’inizio del “mito” del milite ignoto. E perché si tratta di storie di vita, espressioni di emozioni e vissuti che si intrecciano con le vicende di soldati e familiari in attesa.
Sono tanti i militi ignoti della Prima guerra mondiale. Soldati mandati al fronte a combattere contro un nemico collettivo, fatto di tanti volti coetanei. Ragazzi spediti in trincea dopo pochi mesi di addestramento. Tutti con una vita che li attendeva a casa, fatta di genitori, amici, lavoro, sogni.
Paola Zambelli, insegnante e scrittrice, li racconta con una narrativa solida e toccante. Ma anche con la concretezza della ricerca storica. Tra gli ambiti più seguiti dall’autrice infatti c’è proprio la ricerca di testimonianze storiche e umane relative alle due guerre mondiali e alle guerre contemporanee.
Nel 2021 ha vinto la XIV edizione del Premio di letteratura per Ragazzi “Righini Ricci” di Conselice (RA) con “Il viaggio dell’Ignoto” da cui è tratto proprio il romanzo “Il treno dell’Ignoto. Il viaggio del Milite Ignoto”.
Un treno partito da Aquileia, dove erano state portate le salme degli undici soldati sprovvisti di piastrino identificativo. Partito non tanto da una stazione, quanto da una scelta. Quella di Maria Bergamas, una madre che scelse tra gli undici quello che sarebbe stato rappresentativo di tutti i caduti. Il Milite Ignoto, per l’appunto.





