Le crociate nella storia di Feltre: così arrivarono in città le reliquie di Vittore e Corona

Le crociate nella storia di Feltre: così arrivarono in città le reliquie di Vittore e Corona

Un soldato romano, convertito al cristianesimo e torturato perché abiurasse la sua fede. E una giovane fanciulla, moglie di un compagno d’armi del soldato martirizzato. Sono i due patroni di Feltre, festeggiati il 14 maggio: San Vittore e Santa Corona (o Stefania, in greco). E la leggenda vuole che siano arrivati in città durante il periodo delle crociate, per opera di alcuni cavalieri di ritorno dalla Terra Santa. Ma l’intera vicenda dei due santi è avvolta nel mistero. Tanto che perfino i nomi, Vittore e Corona, sarebbero frutto di rielaborazioni. 

Eppure, qualcosa di vero c’è. Le indagini sulle reliquie, contenute in un’arca di pietra che campeggia nella basilica sul Monte Miesna, rivelano che si tratta proprio di due corpi – un uomo e una donna – provenienti dal Medioriente e vissuti attorno al secondo secolo. In effetti, la tradizione agiografica colloca Vittore in Cilicia. Legionario di stanza in Egitto ai tempi di Marco Aurelio (121-180 d.C.), subì tremende torture; gli furono spezzate le giunture e fu gettato in una fornace ardente; fu avvelenato; gli fu versato olio bollente in bocca; fu accecato con punte acute… insomma, un martire in piena regola. Ma non si scompose mai e non rinnegò la fede cristiana – dice l’agiografia. E la cosa colpì a tal punto Corona – moglie di un suo commilitone – che mentre Vittore veniva torturato, la ragazza lo incitava a resistere. Per questo venne arrestata e legata per i piedi alla cima di due palme piegate a terra a forza che, raddrizzandosi, squartarono la giovane in due. Pare che il culto dei due santi sia partito prestissimo in Oriente, per arrivare fino a Feltre grazie ad alcuni crociati, che avrebbero traslato le spoglie di Vittore e Corona al tempo delle guerre per la liberazione della Terra Santa. Sarà davvero così? Pare che il santuario dove ancora oggi riposano le reliquie sia stato fondato proprio negli anni della prima crociata. Ma anche qui gioca molto la leggenda. Si racconta infatti che quando il carro con i corpi dei santi arrivò sotto il Miesna, i cavalli si bloccarono e non c’era verso di farli smuovere. Rimasero così, fermi immobili, per diversi giorni, finché una vecchia non risolse la situazione. Le era apparso in sogno San Vittore, in abiti da legionario romano, e le aveva detto di attaccare al carro le sue due vacche da latte. La donna così fece e incredibilmente il carro arrivò fino al luogo dove oggi sorge la basilica. Era il 18 settembre, e ancora oggi quello è il giorno di San Vetoret, a ricordo della traslazione.

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