Caro Zaia,
lo spieghi tu a mio figlio che lunedì inizierà la scuola in Dad?
Lo spieghi tu che, nonostante abbia rispettato tutte le norme del protocollo Covid, non potrà più stare con i suoi compagni? Io sono un’operaia che entra in fabbrica ogni giorno sperando di non ammalarsi. Il distanziamento non è garantito e gli assembramenti in entrata e uscita sono sottovalutati: anzi, tollerati. Ci si affida alla responsabilità dei colleghi e dei superiori. E ci si affida soprattutto alla fortuna.
L’unico strumento di prevenzione valido finora è stato quello dei tamponi a tappeto tra i dipendenti per isolare i casi positivi e chi non li ha fatti è stato in più occasioni ripreso dall’azienda. Anche con lettere minacciose nonostante abbia sempre rispettato il protocollo.
La mia domanda è questa: chiudere le scuole è davvero la soluzione a tutti i nostri problemi? Di sicuro mantenere la gente nell’ignoranza è stato nel passato un modo per farle credere qualsiasi cosa.
Chi guarderà i figli degli operai al lavoro? L’anno scorso, lo Stato ha pagato i nonni che generalmente fanno i babysitter gratis. E a me, che avevo un figlio di 12 anni a casa da solo, nulla. Terminati permessi e ferie, cosa crede che facciano i genitori? Non credo di averle mai sentito rivolgere un pensiero alla gente che lavorava in una fabbrica con temperature a volte molto alte tutto il giorno con la mascherina. A volte ci si sente male, ci si sente svenire. Si arriva a casa stanchi, si spera che i figli stiano bene, abbiano seguito le lezioni in Dad.
Quando davano i bonus bicicletta e monopattino, pensavo che quei soldi li avrebbero potuti investire in corsi di recupero online per i ragazzi: invece no. Ha sostenuto con forza le ragioni degli addetti del settore del turismo, della ristorazione e dei bar, ma forse fermando prima questi settori e ristorandoli a dovere ora potremmo avere una scuola in presenza.
Caro presidente, smettiamola di dire che i veneti sono primi in questa o quella cosa: non è una gara. È una guerra che dobbiamo vincere tutti insieme: veneti, lombardi, siciliani. Insomma, italiani. E nella stessa barca.
Qui sembra che contino prima i “schei”, poi la salute e la scuola. Se i vaccini rappresentano la sola e unica soluzione, allora no: non andrà tutto bene.
Una mamma e lavoratrice bellunese





