Nessun dubbio: il benzoapirene rilevato nell’aria bellunese deriva quasi esclusivamente dalle stufe domestiche. Ma non c’è demonizzazione alcuna di legna e stube. Semmai la volontà di migliorare la qualità del combustibile e ridurre le emissioni. L’aria dolomitica lo merita.
È per questo che la Provincia guarda alle politiche green. E di recente ha aderito come capofila al progetto europeo “Life Reduce”, che punta a proporre misure innovative e sperimentali in tema di contenimento dell’inquinamento da benzoapirene.
«Ci saranno iniziative dedicate e precise – spiega il consigliere provinciale delegato all’ambiente, Simone Deola -. In particolare uno studio delle emissioni, con informazioni ai cittadini. L’obiettivo non è far dismettere le stufe o scoraggiare l’uso della legna per il riscaldamento domestico. Tutt’altro. Però è doveroso contrastare la scorretta combustione e incentivare stufe efficienti, che riducono le emissioni».
Per evitare la diffusione del benzoapirene, la Provincia ha proposto anche un modello di ordinanza di divieto degli abbruciamenti all’esterno. «Da ottobre a marzo, bruciare sterpaglie è quasi una consuetudine da noi – continua Deola -. Ma crea un problema di qualità dell’aria. Siamo molto attenti a questo problema, perché la conformazione delle nostre vallate, soprattutto della Valbelluna, rende difficile il ricambio degli strati d’aria».
Sempre in tema di emissioni e inquinamento, Palazzo Piloni ha raccolto la proposta della Rete degli Studenti. E ha avviato il progetto “Carbon neutral”, per certificare la provincia dolomitica come la prima a emissioni zero. Tramite una convenzione con l’Università di Siena, verranno studiate tutte le fonti di Co2. E poi verrà misurata la capacità di assorbimento delle foreste e dei boschi, anche con un occhio particolare agli effetti provocati da Vaia.





