
Da qui al 2024 l’acqua costerà quasi il 15% in più. Lo ha deciso ieri l’assemblea del consiglio di bacino Belluno Dolomiti. Ovvero i sindaci bellunesi. Una scelta dolorosa ma inevitabile, non c’erano alternative all’aumento. Lo richiede Arera, (l’authority nazionale) e lo richiede pure il piano di investimenti da 208 milioni di euro da qui al 2033. Investimenti necessari per ridurre le perdite degli acquedotti, aumentare l’efficienza del sistema e ammodernare i depuratori, dopo anni di sforzi concentrati a ridurre il debito di 89 milioni di euro, con tanto di bancarotta sfiorata. Sull’altare del risanamento dei conti, portato avanti egregiamente dall’amministratore unico Giuseppe Vignato, sono stati però giocoforza sacrificati gli interventi sulle reti. Che sono invece nell’agenda del nuovo cda.
Dall’assemblea di ieri è uscita una posizione unitaria, sintesi di febbrili discussioni tra le due anime che si contrapponevano. Da un lato il consiglio di bacino, con il neo presidente Camillo De Pellegrin (sindaco di Val di Zoldo) che voleva bloccare le tariffe nel 2020 e 2021, per poi aumentarle in totale del 10% in 3 anni. Dall’altro la società e il comitato di coordinamento (ancora i sindaci, guidati però in questo caso dal primo cittadino di Belluno, Jacopo Massaro) che chiedevano l’aumento (più marcato ma più graduale) già a partire dal 2021, per non aumentare il debito della società (dai 32 milioni attuali, bloccando le tariffe si sarebbe risaliti a 56 milioni).
Alla fine le due posizioni hanno trovato un punto di incontro. Le tariffe resteranno invariate nel 2020 e aumenteranno del 2,67% nel 2021. Un aggravio di costi di pochi euro a nucleo familiare. Nel 2022 rincaro del 7,617%, seguito da un altro aumento del 4,73% nel 2024. In totale, le tariffe cresceranno del 14,45%. Circa 30 euro in più a nucleo familiare tipo, ma una spesa molto più elevata per le attività come piscine, palestre e alberghi.
Soddisfatto Massaro: «È stato portato a casa il risultato migliore. Permette di fare gli investimenti necessari senza creare ulteriori debiti alla società, che avrebbero portato maggiori interessi da pagare». Meno entusiasta De Pellegrin: «Quella dei sindaci è stata una scelta responsabile, Ma ora sotto con gli investimenti, anche attraverso forme di finanziamento diverse. E sarà necessario un ragionamento sull’impiego degli utili della società».





