Odore di mafia sui cantieri della Alemagna: «Colpa della frammentazione degli appalti»

Odore di mafia sui cantieri della Alemagna: «Colpa della frammentazione degli appalti»

Puzza di mafia: una ditta dei cantieri Mondiali viene fermata. A dimostrazione che il sistema dei controlli messo in campo da forze dell’ordine e Prefettura funziona. Ma resta il problema. O meglio, il rischio. E aleggia il pericolo della sicurezza per gli operai. Sotto i riflettori sempre la stessa questione: quella del massimo ribasso, della frammentazione dei subappalti. E pensare che devono ancora cominciare le opere per le Olimpiadi…

«Vi è un pericolo concreto di infiltrazioni anche per le aziende del Bellunese, e per questo nel passato le organizzazioni sindacali si erano già espresse per porre massima attenzione sul sistema degli appalti – dice Rudy Roffarè, segretario Cisl Belluno Treviso -. In particolare il rischio si nasconde nella frammentazione dei subappalti e nella riduzione dei costi degli stessi. Il rischio non è solo legato al pericolo delle infiltrazioni mafiose, ma anche alla scarsa attenzione relativa all’applicazione di contratti nazionali, alla sicurezza sul lavoro e alla qualità dei lavori eseguiti».

Attenzione e sicurezza che invece sono state massime da parte del sistema coordinato dalla Prefettura. Solo così è partita l’interdittiva che esclude dai lavori sulla Alemagna un’azienda vincitrice di un appalto. Tra le maestranze, infatti, c’erano numerosi lavoratori di Reggio Calabria, con precedenti ascrivibili al mondo della criminalità organizzata.

Il sistema ha funzionato, ma la puzza di mafia rimane. E bisogna vigilare. «In discussione non vi è solo il futuro delle imprese e dei lavoratori – conclude Roffarè – ma anche la straordinaria possibilità di organizzare eventi come i Mondiali e le Olimpiadi, a cui è collegata la costruzione di opere infrastrutturali di cui la provincia ha bisogno in modo etico, trasparente e sostenibile».

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