Pio, il calzolaio delle Dolomiti: «Ho 92 anni, ma quando lavoro me ne sento 50»

Pio, il calzolaio delle Dolomiti: «Ho 92 anni, ma quando lavoro me ne sento 50»

 

È il 1928: l’anno in cui viene scoperta la Penicillina, va in scena l’Olimpiade di Amsterdam (nella quale debutta l’atletica leggera femminile), si verifica l’eruzione dell’Etna, muoiono Giolitti e Italo Svevo, nascono Domenico Modugno e Piero Angela, Andy Warhol e Stanley Kubrick. Ma nasce anche Pio Colcuc: un nome che, a Colle Santa Lucia, risuona con eco leggendaria.

Pio, infatti, è stato sindaco, amministratore di lungo corso, giudice conciliatorio, regoliere. E, soprattutto, calzolaio: è stato? No, lo è ancora.

Perché per Pio, realizzare un paio di scarpe non è un lavoro: è un’arte. Una passione. L’amore di una vita. E, come tale, va coltivato. Anche adesso. Sì, anche dopo aver spento 92 candeline: «Ho iniziato fare scarpe a 14 anni, insieme a mio padre. E, da allora, non mi sono mai fermato. Perché quando lavoro mi sento un cinquantenne». 

Nel cuore di Colle di Santa Lucia, ogni mattina, Pio apre la sua bottega. O meglio, il suo mondo: dietro al bancone e ai prodotti in esposizione, sorge un laboratorio che, in realtà, è un piccolo museo dall’inestimabile valore storico. Dove è custodita la mitica Durkopp, una macchina per cucire del 1890, perfettamente funzionante. E dove il 92enne dà forma a pedule da montagna, scarpe adatte a cacciatori e alpinisti, pantofole da casa e calzature di vario genere.

Sempre con la stessa precisione di un tempo. E non potrebbe essere altrimenti per un maestro dell’artigianato del suo calibro. Tanto è vero che a lui si rivolgeva nientemeno che Tina Anselmi, la prima donna a essere eletta ministro nella storia della Repubblica italiana: «Le fornivo due paia di scarpe all’anno – ricorda -; la sua era una scarpa morbida, di primo lusso. E la indossava in parlamento». 

Molti bussano alla bottega di via Villagrande anche solo per un saluto, per scambiare quattro chiacchiere con un uomo che rappresenta una fonte inesauribile di sapere, tradizione e memoria: «Fino a quando lavorerò? Semplice, fino a quando ne avrò la forza. Ho due figli: uno ha avuto successo con gli studi ed è ingegnere, l’altro fa il calzolaio come me. E come mio padre. Magari sarà proprio lui a proseguire lungo questo percorso». 

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