«Trasporto pubblico: shock dopo la pandemia, necessarie le risorse dello Stato»

«Trasporto pubblico: shock dopo la pandemia, necessarie le risorse dello Stato»

 

«Il trasporto pubblico locale è un servizio irrinunciabile per il nostro territorio». 

Sindaci, amministratori, sindacati e Rsu hanno dato vita a una manifestazione. E consegnato al Prefetto un documento unitario, sottoscritto da tutti i portatori di interesse del Bellunese, in cui si chiedono al Governo stanziamenti di risorse aggiuntive per il tpl.

Perché il combinato disposto del lockdown e delle misure anti-Covid ha portato prima alla riduzione al minimo dei collegamenti autobus e poi, nel momento della riapertura parziale, al crollo degli utenti. «Uno shock pazzesco per il trasporto pubblico, che si ripercuote sulle casse dell’azienda Dolomitibus e che ci vede costretti a chiedere risorse in più allo Stato per far fronte a una situazione altrimenti ingestibile – sottolinea Padrin -. L’emergenza del momento va risolta con misure altrettanto emergenziali, perché la tenuta del sistema non può essere messa in discussione, come non può essere messo a rischio il servizio pubblico, che in una provincia montana e fatta di piccoli borghi e frazioni come la nostra significa diritto alla mobilità, al lavoro, all’istruzione e anche sviluppo turistico».

Sì, perché trasporto pubblico locale, nei piccoli paesi del Bellunese, spesso fa rima con servizio sociale. Ne sa qualcosa Mattia Gosetti, sindaco di Cibiana: «Da noi in questo momento non arrivano le corriere, mentre in tempi normali ci dovrebbero essere sei corse di andata e sei di ritorno. È un problema molto grande per comunità disperse, che rischiano di restare isolate. Soprattutto gli anziani non possono accedere ai servizi essenziali. Così ci si deve arrangiare inventandosi servizi di trasporto alternativi. Paradossalmente, è stato più facile nel periodo di lockdown, perché molti cittadini erano a casa e si sono prestati a fare volontariato. La politica non può dimenticarsi delle comunità più svantaggiate».

Si spera che al più presto possa essere ripristinata la normale capienza dei mezzi, come anticipato dal presidente della Regione Luca Zaia. Almeno, è quello che spera Andrea Biasiotto, presidente di Dolomitibus. «Sarebbe un grosso aiuto e ci permetterebbe di tornare a operare nella normalità. Con le regole attuali non saremmo forse in grado di garantire il servizio, non abbiamo mezzi sufficienti. Ma, soprattutto, se dovessimo rispristinare ora tutte le corse, perderemmo 500mila euro al mese, andando incontro a inevitabili dissesti di bilancio. Ripristinare il servizio è nostro interesse, ma ci vorrà ancora del tempo, perché le persone hanno ancora un po’ di timore a utilizzare i mezzi pubblici. Soprattutto servono risorse per superare questo evento impensabile: più di quelle stanziate finora».

Domani, intanto, si saprà l’entità dei fondi governativi che arriveranno in provincia (42 milioni di euro per tutto il Veneto). E poi, dal 6 luglio, ripartiranno i servizi di trasporto dedicati ai turisti. Una boccata d’ossigeno.

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