Là dove ora c’è una landa desolata, ricrescerà l’erba. E torneranno panchine, giochi per bambini, barbecue. La “Spiaggia dei bellunesi” di Lambioi, distrutta dall’ondata di piena del Piave nei disastrosi giorni di Vaia, rinascerà.
Lo vogliono i cittadini, come dimostrano gli 88 mila euro raccolti allo scopo all’indomani della devastante tempesta di fine ottobre 2018. Li accontenterà l’amministrazione comunale di Belluno. In attesa di partire con il grande progetto del “Parco del Piave”, legato al piano di rigenerazione urbana, ieri il consiglio comunale ha votato una variazione di bilancio che prevede interventi per oltre un milione di euro. Tra i quali 92 mila (comprendenti anche i soldi raccolti dalle donazioni) saranno destinati proprio alla rinascita del parco di Lambioi, dove sarà ripristinato il chiosco e torneranno il campo da beach volley, i giochi per bambini e l’area barbecue.
Per le opposizioni un’operazione non indispensabile. «Invece che spendere soldi per Lambioi – attacca Paolo Gamba – bisognava pensare alle famiglie, ai commercianti e agli imprenditori, duramente provati dal coronavirus e per i quali i tempi difficili dovranno, temo, ancora arrivare». Dubbi anche dal punto di vista tecnico. «Prima di pensare al parco si dovrebbe mettere in sicurezza idraulica la zona – il giudizio di Raffaele Addamiano – per evitare che una prossima piena del Piave cancelli di nuovo l’area». Sulla stessa lunghezza d’onda Luciano Da Pian: «Investirei più risorse nella riqualificazione della sponda sinistra, più sicura dal punto di vista idraulico».
«Vorrei tranquillizzare tutti – ribatte il sindaco Jacopo Massaro -. Il Parco non verrà rifatto tale e quale a prima. Proprio grazie all’esperienza vissuta un anno e mezzo fa sappiamo come funziona il sistema dal punto di vista idraulico e quindi l’area verrà realizzata con canoni completamente diversi, utilizzando le aree al riparo dal rischio di esondazione. Per quanto riguarda l’opportunità di fare questo intervento ora, abbiamo ricevuto quasi 90 mila euro proprio per il Parco di Lambioi. Non potevamo aspettare oltre, anche per rispetto a tutti quelli che hanno donato».





