Che suono ha il virus? La Filarmonica proverà a metterlo in musica

Che suono ha il virus? La Filarmonica proverà a metterlo in musica

«La felicità è reale solo quando è condivisa» scrisse Lev Tolstoj. Una frase ripresa da una famosissima battuta di Into the wild. Che non valga anche per la musica? Certo, è reale solo se suonata. Ma in questo periodo di lockdown e distanziamento sociale, diventa impossibile suonarla insieme. E allora tanto vale condividerla in altro modo. Su Facebook, come fa la Filarmonica Belluno 1867. Un’iniziativa cominciata qualche settimana fa e destinata a proseguire.

«Siamo tutti fermi e ognuno cerca di fare quel che può, per condividere quello che ha» spiega il maestro Andrea Gasperin, che insieme al collega Sandro De Marchi dirige la Filarmonica. «In questo momento non possiamo fare attività concertistica, e così abbiamo pensato di condividere un po’ di musica e di arte». Et voilà: ogni settimana la pagina Facebook della Filarmonica propone brani, autori, informazioni. L’ultima riguarda la famiglia degli ottoni. La settimana prima c’era stato un brano barocco. I due maestri si alternano e ogni sette giorni ecco il post. Anzi, ecco la condivisione musicale.

«Sono piccoli input che diamo e che vogliono far scattare la curiosità – dice il maestro De Marchi -. In queste settimane la gente è a casa e ha avuto molto tempo libero. Ci piace l’idea di occupare un po’ di questo tempo per far scoprire qualcosa di culturale». E non si sa mai che l’iniziativa possa trasformarsi in qualcosa di nuovo. Perché si sa: il coronavirus lascerà un segno indelebile, la società non sarà più quella di prima, si dice. E la musica? Prima di tutto sarà da capire quando ripartirà e come. Perché è vero che la Filarmonica continua a fare lezione, a distanza, con i ragazzi e gli allievi. Ma negli ultimi due mesi non ha potuto preparare brani d’orchestra; i musicisti non hanno potuto provare insieme. L’appuntamento clou di solito è il concertone dell’Epifania, ma anche qui la domanda è una sola: si farà? De Marchi e Gasperin, però, hanno già qualcosa che frulla nella testa (e magari anche sul pentagramma).

«Di certo non faremo un concerto dedicato alla virologia – scherza De Marchi -. Però possiamo pensare a tutto ciò che questo pandemonio ci sta lasciando dal punto di vista umano e artistico. Diciamo che ci stiamo chiedendo come leggere musicalmente i vari aspetti che questo problema, dalla quarantena al distanziamento sociale, sta dando alla gente comune. Cercheremo di tradurre tutto ciò in musica, senza entrare in campi a noi sconosciuti. Perché alla fin fine, i fattori intimi, dell’anima, i problemi che ognuno ha nella sua mente, sono esprimibili in tante maniere, anche in musica. Forse questa sarà la traccia su cui produrremo il prossimo concerto. È una traccia astratta, nata da un’idea del maestro Gasperin, assolutamente degna di approfondimento».

Approfondimento che coinvolgerà i musicisti, oltre che i direttori. Anche perché la Filarmonica si allarga a vista d’occhio, anno dopo anno. Partita con una decina di appassionati, oggi alle prove conta più di cinquanta musicisti. Senza contare i ragazzi e i piccoli che cominciano a studiare musica e seguono le lezioni. Tanto che gli spazi rinnovati dell’Auditorium potrebbero molto presto andare stretti.

«Crediamo che Filarmonica sia un bene della collettività cittadina. Il nostro scopo è quello di fare sempre meglio e i numeri ci confortano – conferma Gasperin -. In questo momento è vero che i musicisti non stanno lavorando. Ma noi siamo qua e lavoriamo per dare tutto quello che abbiamo come sempre. I segnali che ci dicono che ci sarà un’ulteriore crescita, nel futuro avremo bisogno di più spazi». 

Già, il futuro. Come sarà? Difficile dirlo oggi, alla vigilia del primo sblocco del lockdown. Forse è più facile provare a immaginare la colonna sonora della “fase 2”. «Uno su mille ce la fa?» Azzarda il maestro Gasperin. «È una domanda alla quale non saprei rispondere. Spero che sia qualcosa di rock». «Purché non sia un rock fatto a caso – aggiunge De Marchi -. Intravvediamo la fine di questo periodo difficile. La musica è in grado di comunicarlo».

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