Dopo la pandemia, opportunità insperate. L’origine dell’Unione Europea

Dopo la pandemia, opportunità insperate. L’origine dell’Unione Europea

 

Pubblichiamo la prima parte di un saggio politico del professor Giovanni Campeol (docente di valutazione di impatto ambientale all’Università di Venezia)

 

Tutte le epidemie, grandi o piccole, prima o poi si esauriscono. Le comunità umane, soprattutto quelle complesse come le civiltà, dopo aver subito uno shock, ridefiniscono sempre i paradigmi della loro organizzazione sociale generando spesso nuove forme economiche, politiche e culturali.

È sufficiente osservare quanto abbiano influito nelle grandi trasformazioni umane la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Bolscevica, le due guerre mondiali, la crisi petrolifera degli anni ’70, la crisi economica del 2008.

Lo shock della pandemia da Covid-19, pur a fronte di migliaia di morti in Italia (però con numeri non molto diversi da quelli degli anni precedenti!) ha generato un’opportunità insperata, cioè la presa di coscienza da parte degli italiani di tre fenomeni estremamente importanti: l’Unione Europea (Ue) non esiste, la politica è molto debole, la medicina è in piena confusione. Doveroso quindi occuparsi del primo aspetto: l’Unione Europea è una “sovrastruttura politica” fallimentare, economicamente sbilanciata e culturalmente devastante.

Sull’origine dell’Unione Europea

Spinelli, uno dei padri fautori della federazione europea (non dell’Unione Europea), aveva vissuto la Seconda guerra mondiale e considerava il fenomeno dell’egemonismo tedesco come frutto dell’imperialismo. Trattasi di una considerazione condivisa e inoppugnabile, e per impedire ciò il visionario Spinelli proponeva la realizzazione di un processo di unificazione delle nazioni europee attraverso, «[…] la federazione europea, intesa come mezzo per superare l’anarchia internazionale e assicurare la pace […]». 

Spinelli tuttavia, nel legittimo ma illuministico desiderio di cercare di evitare nuove forme di egemonismo tedesco in Europa, subì una specie di transfert storicistico ritenendo, a torto, che le condizioni che erano state alla base del “successo” della nascita degli Stati Uniti d’America potessero essere riprodotte anche in Europa. 

Purtroppo Spinelli difettò di analisi storica e sociologica, dimenticando i caratteri salienti della cultura tedesca da sempre caratterizzata dall’egemonismo, ieri militaristico oggi economico, rispondente al mito della “Deutschland über Alles”. Aspetto, questo, che come ricordava il cancelliere tedesco Helmut Schmidt è sempre stato un problema della modernità tedesca. Non bisogna mai dimenticare che l’applicazione del principio etico della “Germania al di sopra di tutto” ha devastato l’Europa nel XX secolo, contribuendo con la sola Seconda guerra mondiale a generare 40 milioni di morti in tutto il pianeta.

Dopo la guerra, il “contenimento” dalle pulsioni egemoniche della Germania ha funzionato fino a che esistevano due Germanie: quella dell’Est e quella dell’Ovest. Condizione durissima per l’orgoglio tedesco, ma utile per la pace e l’equilibrio europeo. Un gigante della politica come Giulio Andreotti, nel suo lucido ragionare di politica estera, soleva dire: «Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due». Non c’è dubbio che avesse ragione.

Il lungo percorso di codificazione dell’Unione Europea, che ha portato nel 2007 alla firma del “Trattato di Lisbona”, ha avuto come tappe fondamentali la Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nel 1952, e la Cee (Comunità Economica Europea) nel 1957. Se la Ue da un lato ha garantito la pace tra i popoli europei, dall’altro non ha prodotto un sistema federale, bensì una gigantesca struttura burocratica (oligarchica e autoreferenziale), basata sul gigantismo normativo sotto la guida dell’economia tedesca e con la Francia a garanzia.

Francia convinta che attraverso i due trattati firmati con la Germania ad Aquisgrana (non a caso città simbolo del Sacro Romano Impero Germanico, dove riposano le spoglie di Carlo Magno), il primo nel 1963 (De Gaulle-Adenauer) e il secondo nel 2019 (Macron-Merkel), si potessero contenere le spinte egemoniche tedesche. Convinzione, purtroppo per la Ue, destinata a essere smentita ricordando che è abitudine storica della Germania non rispettare i trattati: ieri (1939) il patto Molotov-Ribbentrop (con l’invasione della Polonia e di una parte dell’Unione sovietica), oggi (2007) il trattato di Lisbona (con il mancato rispetto dei limiti del disavanzo commerciale).

Infine bisogna ricordare che tutti i trattati europei, compreso quello di Lisbona, si basano sulla “coesione e cooperazione” tra gli Stati membri. Lo shock dell’epidemia Covid-19, tuttavia, ha messo in chiara evidenza che il richiamo a questi principi è puramente demagogico, cioè “una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali delle masse, allo scopo di mantenere o conquistare il potere”. Mai come in questi ultimi tempi ogni stato membro della Ue ha fatto da sé e per sé (continua…)

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

TAG
CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto