Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta, indirizzata a genitori, educatrici, insegnanti, pedagogiste, artisti, professionisti e operatori nell’ambito educativo
Care e cari,
dove sono i bambini? O forse, ancor prima, chi sono i bambini? Chi sono se è così facile potersene dimenticare o se è così rapido immaginare di averli “risolti” con un unico lungo non si può?
Con questa lettera lunga ma non abbastanza, perché forse per farne percepire l’importanza sarebbe corretto farla durare quanto quel non si può, chiediamo la vostra attenzione riguardo un evidente oblio che caratterizza questi giorni, questi mesi, destinati a diventare – ahinoi, e ancor prima ahiloro – il nostro tempo: quello della prima infanzia. Ovvero quella moltitudine di bambini che – normalmente – passano con fiducia dagli abbracci delle mamme e dei papà agli abbracci delle educatrici e degli educatori. L’oblio della prima infanzia – fascia 0/6 anni – è inteso in senso letterale: “oblivium”, dimenticanza, amnesia, colpevole smemoratezza. In queste settimane, ormai mesi, fiumi di parole sono corsi riferiti a ordine di problemi pur legittimi, anzi essenziali e sicuramente urgenti, di tipo sanitario, economico, sociale; un rigagnolo di balbettii invece quello riferito, ma non di certo dedicato, all’infanzia. Dal 24 febbraio in poi i bambini sono spariti dai pensieri e dalle preoccupazioni di chi ci governa. Così non fosse, oltre a legittimo divieto, sarebbero diventati anche necessaria proposta. Tutto invece si è risolto assicurandoli (o assicurandosi?) tra le mura di casa, recludendo il futuro.
In particolare per la fascia d’età 0-6 non c’è riflessione che vada oltre quel lungo non si può, come se questa effettiva difficoltà e inedita emergenza potesse o bastasse per mettere un punto a una riflessione invece essenziale, vitale: garantire il nostro futuro. Ovvero i bambini. Preoccupati a preservare la didattica (pur essenziale) ci si dimentica dell’esistenza che le sta attorno. Ci si dimentica che un bambino non basta a se stesso, né inizia e finisce con o grazie ai propri genitori. Ci si dimentica che il bambino è innanzitutto un individuo, e lo è nella sua età più importante, potenziale, in cui grazie alla scoperta, all’esperienza, all’esistenza e all’esserci (da solo e CON gli altri) inizia a disegnare il profilo dell’essere umano che sarà.
Ci si dimentica dell’inclusione, che non trova spazi per essere praticata e ricercata, e di quelle famiglie che non sempre hanno validi strumenti e/o possibilità abitative, economiche, relazionali tali da mantenere alto il livello di benessere dei propri figli. Ci si dimentica dei bambini con disabilità e di chi si prende cura di loro, prezioso patrimonio per l’intera collettività, che più di tutti stanno soffrendo questo stato di isolamento e di abbandono; che danno tutto quello che hanno senza chiedere niente in cambio. Sono i bambini che in questa condizione pur senza parlare, gridare, evidenziano ancora di più le nostre invalidità sociali e relazionali.
Ora però, tutti a casa. Per quanto ancora? E poi? E d’ora in poi? A quando il passaggio di abbracci e di sorrisi fra adulti educatori? Il Governo continua a disporre la sospensione dell’attività scolastica a periodi (settimane o mesi che siano) e tutto dipenderà dall’evolversi dell’emergenza sanitaria. Tuttavia è opinione diffusa e certa che la sospensione durerà fino alla fine dell’anno scolastico e forse – ma con un ingombrante e scuro punto di domanda soprattutto per nidi e materne – la scuola riaprirà a settembre. I servizi scolastici ed educativi, infatti, insieme a qualche altra attività lavorativa, saranno gli ultimi a essere ripristinati perché mobilitano e muovono (anche attraverso i mezzi di trasporto) un’elevata quantità di persone. Tanto più basso è l’ordine di scuola e dei servizi educativi, tanto più elevato in proporzione è il numero di persone coinvolte (insegnanti, operatori, bambini, genitori, parenti). L’elevata mobilità di persone che la scuola impone aumenta a dismisura il rischio del contagio che anche a settembre, come per i mesi seguenti, stando agli scienziati, non sarà azzerato. Non potrà essere disposto, insomma, un “libera tutti” per la scuola. Oltre a ciò, e in modo altrettanto importante, è chiaro che alla scuola dell’infanzia e agli asili nido molto difficilmente potrà essere imposta la restrizione del distanziamento sociale (1 o 2 metri fra le persone); men che meno potranno essere resi obbligatori i dispositivi di protezione (mascherine). Sarebbe un atto di imperio che urta radicalmente contro la natura della scuola (infanzia in particolare) e dei servizi educativi (nido), caratterizzata proprio dalla necessità educativa, dalla cura e dall’accudimento che non possono prescindere dalla vicinanza psicologica, sociale, fisica, senza barriere. E, allora, proprio quelle restrizioni e quelle precauzioni protettive che stanno fornendo i maggiori positivi risultati sul piano della sicurezza sanitaria, nella scuola non possono e non devono essere assicurate, pena l’abbattimento di uno dei pilastri educativi – le relazioni interpersonali “libere”- su cui l’educazione stessa poggia.
Nel frattempo cosa si farà e si può fare per tutelare la salute dei bambini che frequentano i servizi educativi 0/6 e quella di coloro che li accudiscono? In attesa che si legiferi nel merito, e che magari lo si possa fare insieme, siamo tenuti fin da subito a far fronte ad un’emergenza impellente, ossia individuare delle soluzioni che possano, se possibile, conciliare le due contrapposte esigenze: quella della salute dei bambini e del personale e quella educativa e di relazione tipica e necessaria dell’infanzia.
Mancando una chiara informazione istituzionale relativa a condizioni, termini e modalità di riaperture delle scuole, e mancando sopra ogni cosa dei propositi di studio di disegni organizzativi alternativi possibili durante i tempi di chiusura, chiediamo il vostro contributo per tessere delle strategie concrete da utilizzare nell’immediato per far fronte alle enormi conseguenze che l’attuale stato di cose avrà sui bambini.
Speriamo insomma di immaginare, tessere e disegnare insieme una proposta didattica che sia realmente educativa, nella convinzione pedagogica che non possa essere composta unicamente da proposte virtuali. I bambini hanno bisogno di andare incontro alle cose, di toccare e toccarsi tra loro, di essere in relazione. Relazioni, ecco la parola magica: il processo educativo è guidato dalla relazione tra piccoli e grandi; il contesto nido e scuola dell’infanzia vive entro paesaggi di relazioni. La relazione si costruisce attraverso scambi e trame di gioco. Il gioco diviene materia prima portante e competenza chiave del sapere.
Per il bambino il tatto costituisce il canale comunicativo e di apprendimento primario: il suo andare verso le cose, verso il mondo, è prima di tutto un’azione del corpo. Egli manifesta la necessità di stabilire con le cose e le persone un contatto che passa prevalentemente attraverso la pelle e i ricettori sensoriali: tramite il proprio corpo egli sviluppa la coscienza di sé e del mondo. E’ un corpo che parla, che esprime la propria intenzionalità dando un senso al mondo, che si relaziona col mondo attraverso il gesto, che ricerca in sé la misura del possibile, del fattibile, che prende coscienza dello spazio e del tempo attraverso il movimento.
“L’ambiente, come dimensione interna ed esterna al soggetto, viene a definirsi come prodotto delle componenti biologica, psicologica e socio-culturale del processo formativo”. (G. De Gobbo)
È un corpo che pretende libertà e concretezza, azione e relazione. E noi siamo qui e vi scriviamo nella volontà di garantirle. Ricerchiamo spirito di volontà e competenze diversificate per tessere insieme, a più mani, un progetto educativo inteso come spazio condiviso, libero, aperto alle conoscenze, esperienze e riflessioni di ognuno, per trovare soluzioni creative, reali, sperimentali in cui offrire un contesto realmente educativo per bambini 0-6 anni.
L’idea è quella di ricostruire quella scuola oggi chiusa sine die come tante piccole comunità educative in cammino. Contesti nuovi di relazione, in cui preservare la salute e insieme sostenere la crescita sana del bambino. Uno sguardo nuovo, attento e responsabile, non più cieco, capace di trovare nuove soluzioni. Uno sguardo del possibile.
Non dimentichiamoci che gli unici che hanno affrontato questa lunga quarantena sono proprio i bambini. Che non si sono mai lamentanti, che hanno continuato a giocare nelle proprie case, che hanno accettato senza replicare ogni decisione che veniva presa dal Governo. Ci siamo dimenticati che i bambini fanno parte della nostra comunità, che si basa e si nutre di relazioni all’improvviso scomparse e svanite nel nulla. Non dimentichiamoci che i bimbi sono la comunità del presente ma soprattutto del futuro.
Accenniamo qui, in una sorta di incipit progettuale, alcuni spunti per ipotesi operative. Tutte da vagliare, ampliare, rielaborare, eventualmente escludere, ma sicuramente una partenza concreta sapendo perfettamente che – sull’esempio delle scuole materne danesi – se si vuole si può.
• Progettazione di inserimenti graduali, a piccoli gruppi, all’interno della scuola;
• apertura a una disponibilità del servizio nel periodo estivo, debitamente concordato e organizzato, per la riconciliazione con l’ambiente che i bambini hanno lasciato ormai da mesi;
• potenziamento massimo possibile di educazione all’aperto: nei giardini delle scuole e negli spazi verdi cittadini, a piccoli gruppi, coinvolgendo l’Ente locale per ogni esigenza;
• valorizzazione scambievole di esperienze educative pensate quali “laboratori a cielo aperto” (esempio Scuola nel bosco);
• condivisione in loco e online, attraverso il sito degli istituti o un macro-sito, di progetto vari suggerimenti educativi (a partire da semplice materiale didattico) utili alle famiglie. Contestualmente garantire spazi e momenti di ascolto e consulenza per i genitori e per i nonni, specie da quando torneranno gradualmente al lavoro;
• riflessione sulla conversione di strutture esistenti a strutture indirizzate all’outdoor education;
• riorganizzazione degli ordinari momenti di “routine scolastica”, considerando l’esigenza di tutela della salute;
• studio e attuazione della riorganizzazione dei momenti di accoglienza e di ricongiungimento all’interno della scuola;
• valorizzazione dell’aspetto educativo alla salute: esempio modalità e sistematicità del lavaggio delle mani, uso del fazzolettino monouso…
• diffusione di esperienze riguardanti il contenimento del numero di bambini (mini gruppi);
• massima integrazione di competenze degli operatori scolastici a tutela della salute dei bambini;
• apertura dei giardini delle scuole dell’infanzia e dei nidi per piccoli gruppi di bambini, con accesso di entrata e uscita tramite prenotazione pianificata.
• riorganizzazione degli spazi esterni con giochi, nuova segnaletica e proposte che siano indispensabilmente in linea con il distanziamento dovuto.
• istituzione di un gruppo di educatori e insegnati, dell’infanzia e del nido, che presenzi e che sia responsabile del coordinamento pedagogico di ogni area/spazio verde.
•…
L’ultimo punto, i tre puntini, siete voi, con noi. Vi chiediamo dunque di inviarci alla mail di riferimento riprogettarelascuola@gmail.com i contatti di chi voglia contribuire a creare una rete di proposte di lavoro per ripristinare dal basso, proprio nella tutela della salute di ogni cittadina e cittadino, le relazioni tra i bambini indispensabili alla loro salute e al futuro del mondo. Chiaro, una delle prime speranze è che l’alto – con la a minuscola – alzi la mano e poi la voce, non contro qualcosa per qualcuno: i bambini. Che poi sarebbe un po’ come accorgersi del proprio futuro… Contestualmente dunque questa lettera, queste riflessioni, saranno inviate anche a chi, attraverso la nostra rete di conoscenze, fa parte del mondo delle Istituzioni. Sapendo, e sottolineando, che l’eventuale e senza dubbio preziosa risposta non sarà attesa per partire, bensì accolta per continuare. Perché partiti siamo già partiti.
Emanuela Bottegal – educatrice sociale
Alessandro De Bon – genitore
Fulvio De Bon – nonno
Daniela Di Lisa – genitore
Chiara Di Palma – educatrice dell’infanzia
Ernesto Giusti – educatore dell’infanzia
Franca Giusti – insegnante
Francesco Mercuri – genitore
Alessandro Paola – educatore dell’infanzia
Lucia Perale – pedagogista
Annalisa Zoffoli – educatrice dell’infanzia
Mail di riferimento: riprogettarelascuola@gmail.com





