In prima linea nel focolaio di Vo’: il chirurgo pontalpino combatte il Covid-19

In prima linea nel focolaio di Vo’: il chirurgo pontalpino combatte il Covid-19

 

Il nemico? Per sconfiggerlo, è necessario prima conoscerlo. E studiarlo. Soprattutto se il nemico in questione è un virus: il Covid-19. E allora ecco che, per arginare l’emergenza e smascherare l’ostile e subdolo “Corona”, l’Università di Padova e la Regione Veneto hanno deciso di promuovere il primo e rivoluzionario studio sul tema. In che modo? Facendo leva su un team di luminari, esperti e professionisti (con la collaborazione della Croce Rossa italiana): alla guida, gli scienziati del dipartimento di Medicina molecolare con Stefano Merigliano (presidente del Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Unipd) e il direttore di Microbiologia e Virologia, Andrea Crisanti.

Un team di cui fa parte anche un medico originario di Ponte nelle Alpi: Renato Salvador. Il ricercatore e chirurgo, legato all’Università di Padova, è in primissima linea a Vo’, dove si è acceso il primo focolaio veneto. «La situazione è molto delicata – racconta il chirurgo -. In questo periodo, stiamo eseguendo una serie di tamponi alla popolazione di Vo’ per capire come evolve il Covid-19. E come si sta comportando. Il caso del territorio euganeo è unico al mondo, perché la comunità di questo centro, abitato da circa 3300 anime, rappresenta una nicchia chiusa, che non ha avuto influenze esterne. E conserva la storia naturale del virus». I tamponi eseguiti ammontano a più di mille al giorno: «Io stesso me ne sono occupato – riprende il dottor Salvador – e ho intervistato 53 persone, risultate positive al tampone. Molte sono asintomatiche: parlare con loro ci aiuta ad avere un’anamnesi clinica dettagliata e a comprendere lo sviluppo del quadro clinico nell’arco dei 14 giorni. In altri termini, se i pazienti hanno avuto tosse, febbre e quant’altro, in presenza di un vaccino antinfluenzale o meno».

Un sacrificio, ma anche uno straordinario arricchimento: professionale. E non solo: «Tutti sono estremamente collaborativi. Dal punto vista umano, è un’esperienza che porterò per sempre con me. Parlo con persone spaventate, che temono per se stesse e per i loro familiari, ma che hanno compreso il momento. E si donano senza riserve». Gestire una simile emergenza, nel 2020, sembrava una prospettiva fantascientifica: «Non avrei mai pensato di trovarmi in questa situazione. Nemmeno se me lo avessero detto due settimane fa». Il dottor Renato Salvador lancia poi un messaggio preciso: «Le precauzioni sono fondamentali. Anzi, obbligatorie. Anche quelle all’apparenza più severe. Dobbiamo fronteggiare un virus che si è modificato nella trasmissione da animale a uomo: non deve essere paragonato a quello di una normale influenza perché non lo conosciamo. E quindi, in attesa di un vaccino, siamo impreparati».

Difficile stilare previsioni in ottica futura: «Aspettiamo il risultato dei tamponi e poi decideremo come proseguire. Questa emergenza, purtroppo, mette un po’ in difficoltà il Centro di riferimento per le malattie esofago-gastriche, di cui faccio parte: un Centro in cui il 60 per cento dei pazienti proviene da fuori regione. Ora siamo costretti a navigare a vista: l’attività chirurgica, in questo momento, è limitata solo ai pazienti oncologici, alle emergenze e alle urgenze».

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