«Lupi, la provincia è ricolonizzata. Predazioni in calo, ma è alta l’attenzione»

«Lupi, la provincia è ricolonizzata. Predazioni in calo, ma è alta l’attenzione»

La provincia di Belluno è ormai completamente ricolonizzata dal lupo. È il quadro che emerge dall’attività di monitoraggio condotta dall’amministrazione provinciale, che rivendica un sistema di controllo sempre più accurato e sottolinea come, nonostante l’aumento dei branchi, negli ultimi anni siano diminuiti gli episodi di predazione ai danni degli allevamenti.

Il punto della situazione arriva dalla Provincia, che attraverso l’Ufficio Caccia e Pesca e il Corpo di Polizia provinciale è impegnata nella gestione dei grandi carnivori, in particolare lupo e orso, secondo le direttive della Regione Veneto.

Il monitoraggio del lupo è iniziato nel 2016 e, dal 2024, si basa su una rete di fototrappole distribuite secondo una griglia costruita sulle dimensioni medie dei territori occupati dai branchi. Il progetto viene realizzato con il supporto scientifico del gruppo di ricerca dell’Università di Sassari guidato dal professor Marco Apollonio e consente di censire i branchi e localizzarli con precisione. I dati raccolti nel 2025 hanno confermato la completa ricolonizzazione del Bellunese, mentre quelli relativi al 2026 sono in fase di elaborazione. Il metodo sarà esteso nel 2027 a tutta la fascia montana e pedemontana del Veneto.

Per la Provincia, disporre di un monitoraggio puntuale è la condizione indispensabile per affrontare le criticità legate alla presenza del predatore, sia negli allevamenti sia nelle aree frequentate dall’uomo. Gli agenti della Polizia provinciale, appositamente formati, possono intervenire con misure di dissuasione nei casi previsti dai protocolli regionali. Dal 2021 tali interventi sono stati effettuati in tre occasioni: sul Monte Grappa, sul Monte Tomatico e in Alpago.

Solo qualora questi strumenti si rivelino inefficaci e i danni si ripetano nel tempo, la Provincia può trasmettere alla Regione una relazione tecnica per valutare l’eventuale rimozione di singoli esemplari ritenuti problematici. Un’ipotesi definita «estrema», che deve riguardare esclusivamente gli animali responsabili delle criticità, evitando abbattimenti indiscriminati.

Nel frattempo prosegue anche l’attività di assistenza agli allevatori. I sopralluoghi dopo le predazioni vengono effettuati entro 24 ore dalla segnalazione, mentre le comunicazioni relative a lupi con comportamenti ritenuti anomali vengono verificate tempestivamente.

Tra gli episodi più recenti c’è quello avvenuto nei giorni scorsi a malga Zoppei, sul Col Visentin, dove due attacchi ravvicinati hanno provocato la morte di numerosi ovini. Secondo gli accertamenti della Polizia provinciale, le predazioni sarebbero state favorite dal forte temporale che aveva colpito la zona e dalla particolare conformazione del terreno, fattori che hanno limitato anche l’efficacia dei cani da guardiania. Per agevolare lo spostamento del gregge verso un’area meno impervia sono stati impiegati anche droni per il controllo preventivo del territorio.

La Provincia evidenzia inoltre come il numero complessivo delle predazioni sia in diminuzione: dopo i 139 episodi registrati nel 2023, si è passati a 103 nel 2024 e a 73 nel 2025, nonostante l’incremento dei branchi presenti sul territorio.

«La Provincia dedica grande attenzione alla presenza del lupo – afferma il presidente Marco Staunovo Polacco – partecipando agli incontri organizzati dai Comuni e mantenendo un dialogo costante con amministrazioni, allevatori e cittadini. La conoscenza del territorio e il confronto con le comunità locali sono elementi indispensabili per gestire specie che hanno un impatto ambientale, economico e sociale sempre più rilevante».

Proprio nell’ottica del confronto con il territorio, i tecnici provinciali parteciperanno giovedì sera a un incontro pubblico organizzato dal Comune di Chies d’Alpago, dedicato alla gestione del lupo e alle problematiche connesse alla sua presenza.

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